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Intervista a “La Sposa TV”

https://www.youtube.com/watch?v=NWif9ooIFPg

Intervista a http://www.lasposatv.it/

Parlo delle mie idee e del mio modo di lavorare…

Bellissima esperienza!

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Melania Millesi WP

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Foto e Video… come fare la scelta giusta??

Un tempo era normale portare i rullini delle vacanze dal fotografo e guardare poi le foto con gli amici, oggi, invece, al massimo si connette il pc al tv e si guardano le immagini sul grande schermo. Ma volete mettere la bellezza di prendere tra le mani le foto, stando ben attenti a non rovinarle? In un mondo diviso tra smartphone, tablet, pc e macchine fotografiche digitali e in cui la fotografia, intesa come immagine stampata da pellicola su supporto cartaceo è ormai un reperto archeologico, il matrimonio è uno dei pochi eventi che ancora concede un momento di gloria alle vetuste, quanto affascinanti, “foto”.

L’album fotografico è il modo migliore per rivivere le emozioni e i momenti più belli del vostro matrimonio una volta che i festeggiamenti saranno finiti.

Ecco, tra i tanti pregi del matrimonio c’è anche l’aver salvato dall’estinzione le care e vecchie foto e i relativi album per conservarle.

É dunque arrivato il momento di scegliere il fotografo… Del resto dopo la chiesa ed il ristorante, di solito è buona norma prenotarlo con almeno sei/dodici mesi di preavviso, soprattutto se ci si sposa in un weekend di giugno o luglio…

La Fotografia nel matrimonio ha origini piuttosto antiche e la si fa convenzionalmente risalire al 1840, data del matrimonio dei regnanti Alberto e Vittoria d’Inghilterra, anche se a partire dal 1820, qualche esperimento c’era sicuramente già stato. Si trattava di fotografie statiche, per niente naturali e in genere molto austere.

I generi, le tecniche e le attrezzature, per nostra grande fortuna, da allora si sono enormemente evoluti, e così anche il mercato. Ma gli stili?

Fare fotografie, anche per il matrimonio, è un’arte e come tale va trattata, ma non tutti gli stili piacciono… Quando scegliete il fotografo tenete quindi presente che ogni fotografo tende a fare le cose secondo la sua sensibilità. Cercate di capire prima che tipo di foto e di stile normalmente quel fotografo segue prima di chiedergli di farle nel modo in cui piacerebbe a voi.
E’ rischioso infatti chiedere ad un fotografo abituato allo scatto in posa di fare fotografie spontanee e creative.

Pensate bene a che tipo di foto vorreste avere e poi scegliete il fotografo di conseguenza.

Che tipo di album volete realizzare? Provate a pensarci e ditelo al fotografo così che sappia cosa vi aspettate da lui.. ecco alcune idee:

1) L’ALBUM CLASSICO

definito in maniera generica “ritrattistico” o “in posa”. E’ chiaramente previsto che gli sposi rivolgano lo sguardo verso l’obiettivo, che sorridano o comunque assumano posture ed espressioni indotte e non sempre naturali. Anche gli invitati, o più spesso i gruppi di invitati, sono fotografati secondo le stesse modalità. In generale l’evoluzione di questa tecnica, se ben eseguita, permette di ottenere oggi risultati artistici di alto livello. L’album classico sarà un reportage completo del vostro matrimonio, con la rappresentazione di tutti i momenti principali, nessuno escluso, in questo tipo di album avrete la sicurezza che ci sia proprio tutto. Questo album avrà il vantaggio di avere quasi certamente foto impeccabili e non rischia di scontentare nessuno dei presenti.

Una piccola precisazione: l’espressione “non naturale” in questo contesto non è intesa secondo un’accezione negativa ma semplicemente come una caratteristica.
2) L’ALBUM SPONTANEO

Questo tipo di album tende ad essere meno impostato e formale del primo. Il fotografo sarà un pò più libero di fotografare le espressioni, filtrate talvolta dalla sua vena creativa che ne accentua alcuni tratti,   alcuni particolari curiosi e -perchè no- situazioni divertenti e imbarazzanti. L’album spontaneo non necessariamente comprenderà tutte le foto e tutte le persone presenti. Se non volete correre questo rischio ditelo al fotografo e puntate verso l’album classico. Se invece vi sentite più liberi allora l’album spontaneo potrebbe riverlarsi un’autentica sorpresa.

3) ALBUM CREATIVO

Alcuni fotografi offrono un servizio molto diverso, di taglio più creativo. Solitamente in questo tipo di album al fotografo viene lasciata grande libertà anche in termini di elaborazioni fotografiche. Effetti speciali, luci e cromatismi la faranno da padrone. Consigliamo l’album creativo solo a chi vuole davvero provare qualcosa di strano ma verificate bene il portfolio del fotografo che sceglierete per evitare esagerazioni o cadute di stile.

4) L’ALBUM FOTOGIORNALISTICO

Si tratta di un servizio realizzato da un professionista con esperienza nel mondo del fotogiornalismo. Il vostro matrimonio verrà guardato come un fatto di cronaca e pertanto le foto saranno molto particolari: scatti veloci, scene rubate qua e là, inquadrature non in posa e poco impostate. Spesso in questo tipo di album si fa largo uso del bianco e nero e del mosso. E’ un tipo di album che consiglio a chi vuole un album decisamente fuori dagli schemi.

 

Scelto il tipo di foto che vi piacciono di più, bisogna concentrarsi sugli album da sfogliare.

Quando si parla di album di nozze, di solito si fa riferimento a due modelli:

– Classico
– Fotolibro

CLASSICO

Come dice bene l’aggettivo, si tratta di un classico album dove le foto vengono attaccate sulle pagine.

 

 

FOTOLIBRO

Si tratta di un vero e proprio libro fotografico per raccontare il matrimonio. La foto, a differenza di quella inserita nell’album di matrimonio tradizionale, viene rilegata a tutta pagina e quindi senza bordo, come un vero e proprio libro. E’ possibile, inoltre, inserire più immagini ed elaborazioni su di un’unica pagina con anche delle grafiche personalizzate.

 

 

I due modelli, dunque, si differenziano per il modo di gestire le foto: nel primo caso si tratta di fotografie incollate su delle pagine, mentre nel secondo caso la foto è la pagina stessa .

Tutti gli altri aspetti tecnici ed estetici, invece, valgono per entrambi i modelli e, quindi, possiamo affrontarli insieme:

– Copertina
– Rilegatura
– Qualità delle stampe
– Il tipo di cartoncino dove incollare le fotografia
– La carta velina protettiva
– La valigetta per trasportare l’album stesso

Copertina

I materiali che vanno per la maggiore sono: seta, cotone, carta di riso o pelle. Oltre al gusto personale, la differenza più importante è la resistenza allo scorrere del tempo.

Rilegatura

L’album dovrà durare nel tempo e verrà sfogliato moltissimo, quindi è necessario che sia resistente e per questo motivo dovrebbe essere rilegato da un artigiano e non affidato ad una produzione in serie.

Qualità delle stampe

I colori dovranno essere brillanti, i bianco e nero ben contrastati, e la carta fotografica resistente e spessa. Per capire se una stampa è di buona qualità, controllate sempre che i contorni siano ben delineati e che il colore della pelle dei visi non tenda al rossastro.

Cartoncino e velina

Scegliete con cura il cartoncino e piuttosto prendetelo spesso, dato che dovrà reggere le foto. Meglio, quindi, una grammatura alta. Non dimenticate poi la carta velina trasparente per proteggere le foto.

Valigetta

L’ideale sarebbe una valigetta rigida, in modo da proteggere meglio il prezioso contenuto. Per quanto riguarda, invece, il materiale la discriminante è il gusto personale: pelle, plastica, alluminio ecc. ecc.

 

Volendo, oggi, grazie alla tecnologia potrete anche avere un Album in 3D. Si tratta, in pratica, di un fotolibro, ma con foto “rielaborate” per ottenere il classico effetto tridimensionale: vedrete la coppia magicamente in primo piano oppure vi sembrerà di poter toccare nuovamente il bouquet e i fiori.

E ultimo, ma ve lo segnalo solo come scelta integrativa e non esclusiva, c’è l’album digitale su tablet o su cornice digitale. Pratico, certo, ma poco romantico, quindi il consiglio è: scegliete anche l’opzione moderna, ma non privatevi della bellezza e della magia del caro e vecchio album cartaceo.

Chiarito il tipo di foto che desideriamo, come scegliere il fotografo giusto?? Come riconoscere un vero professionista da un semplice “amatore”? Vediamo insieme cosa fare per non sbagliare…

Fare una ricerca approfondita è importante se si desidera trovare un fotografo poco invasivo, che non arrivi al matrimonio vestito come Rambo, che cerchi di raccontare davvero la storia di quel giorno, senza messe in scena e forzature: in altre parole, un vero “reporter” di matrimoni.

 

1) Se ci tieni ad uno stile davvero naturale, guarda il sito web e gli album del fotografo: non sarà difficile riconoscere un sorriso vero, una risata, da una foto posata in cui lo sposo regge la giacca sulla spalla e la sposa sta a fissare un fiore come fosse ipnotizzata.

2) Se vuoi un professionista, scegli un professionista vero. Verifica che sul sito sia indicata una partita iva e guarda le foto: se ci sono solo due o tre coppie diverse significa che, probabilmente, il fotografo ha uno storico ridotto. Verifica anche che il fotografo abbia una sede, uno studio, un negozio, un punto fisico in cui riceverti. E ricordati sempre di chiedergli quante copie di backup fa: perdere le foto del matrimonio equivale a non avere i ricordi da mostrare ai tuoi figli tra vent’anni.

3) Il fotografo verrà personalmente oppure potrebbe mandare una persona diversa? Se ti vengono mostrate delle foto, chiedi chi le ha scattate. Chiedi che sul contratto venga indicato espressamente il nome e cognome della persona che verrà a fotografare il tuo matrimonio.

4) I file in alta definizione non sempre vengono forniti. Chiedi se nel prezzo indicato sono inclusi quelli che, una volta, erano i negativi, oppure se dovrai pagarli a parte. Nel caso in cui il fotografo non te li volesse fornire, chiedi che vengano messi per iscritto i costi delle eventuali stampe extra.

5) Quante ore si fermerà il fotografo? Se vuoi un vero reportage, il fotografo dovrebbe rimanere almeno fino al taglio della torta. Se ballerete, sarebbe bello che il fotografo raccontasse anche quel momento (altrimenti che reportage è?). Chiedi sempre se il fotografo ha un limite di ore oltre le quali dovrai pagare un extra, oppure un numero di scatti limitato.

6) Se capisci qualcosa di fotografia, oppure se hai un amico che ne capisce, chiedi che tipo di attrezzature vengono utilizzate: se la macchina fotografica è economica, è possibile che molte foto, soprattutto in chiesa, verranno scattate col flash, con il rischio di immagini “piatte” e bidimensionali. Solo con obiettivi molto luminosi e macchine di grande qualità si può lavorare in luce naturale (la migliore) anche in chiesa. Chiedi se il fotografo porta con sé un secondo corpo macchina, nel caso si dovesse danneggiare il primo per qualsiasi motivo.

7) Questo punto non dovrebbe stare alla posizione sette, ma alla uno… Il fotografo è una persona piacevole? Ti ci trovi bene? Riesci a “sentire” se fotografare i matrimoni è una cosa che lo appassiona davvero? Questa persona starà con voi per quasi dodici ore, in una giornata in cui la tensione sarà palpabile. Cerca di circondarti di persone con cui ti trovi a tuo agio e che siano in grado di smorzare la tensione e di farti stare bene.

Per il resto, chiedi in maniera specifica cosa é compreso e cosa invece potrebbe essere a parte (stampe, album, trasferte, album e albumini per i genitori). Facendo un po’ di attenzione e una buona selezione potrai assicurarti che il tuo matrimonio venga raccontato in maniera spontanea, senza far mancare qualche foto “romantica” (in 10-15 minuti e una semplice passeggiata si fanno) e con le foto “di rito”, ossia quelle con genitori e testimoni, ma lasciando il resto della giornata libero per poterne godere con le persone a cui davvero tieni.

… ed i VIDEO

C’erano una volta i “filmini” del matrimonio: due ore zeppe di immagini di parenti corpulenti e di amici brilli in abito della festa, di parole di circostanza, di omelie e di rumori di sottofondo. Insomma una noia mortale.

Fortunatamente i tempi cambiano e sia internet sia i social network ci hanno mostrato un nuovo modo per fruire di alcuni prodotti. Le parole d’ordine oggi sono: immediatezza, originalità, brevità e leggerezza.

Anche i video di nozze, quindi, sono cambiati: si è passati dal concetto antico di filmino, inteso come ripresa totale dell’evento senza identità narrativa, a video più sintetici e dinamici, che raccontano l’evento e le persone con uno stile fresco e moderno e che durano al massimo 20/25 minuti.

ci sono varie tipologie di Video:

– documentaristico: questa tipologia è molto “vera” e il percepito è molto forte e avvincente

– reportage: si tratta, come per la fotografia, di raccontare cronologicamente, più o meno creativamente, la storia.

– classico: questa versione segue la normale storyline del girato “canonico”: casa della sposa, cerimonia, shooting, aperitivo, ristorante, taglio della torta e festa.

– video intervista: si tratta di immagini delle nozze unite ad un pre-montato girato il giorno prima del matrimonio. E’ la classica “promo-amici-da-vedere-su-Facebook” con stralci di micro interviste ironiche alle amiche simpatiche della sposa o agli amici dello sposo e così via.

– time lapse: è una tecnica di ripresa che condensa in un lasso di tempo ristrettissimo una serie innumerevole di scatti. Non è propriamente un video, ma un insieme di frames scattati in sequenza cadenzata a macchina fissa.

– video Teaser: non e’ altro che un bellissimo ed emozionale trailer di 3/5 minuti che racchiude tutta l’emozione di un giorno speciale con la dinamicità e la filmica cinematografica, con sfumature e colori tipici del grande schermo. E’ un prodotto snello e veloce che nasce negli Stati Uniti per essere postato su YouTube o Facebook.

 

Qualsiasi stile di Foto e Video voi scegliate, ricordatevi che riguardandole tra 20 anni, dovranno sempre suscitare le stesse emozioni di quel giorno, non fatevi influenzare dalle mode e gli stili del momento… scegliete quello che davvero più piace a voi e non al fotografo di turno! … Le mode passano, le foto resteranno per sempre!!

 

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 Melania Millesi WP

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Disposizione dei Tavoli, Banchetto Nuziale Placè o Buffet…

Invitare qualcuno a pranzo o cena vuol dire “incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che passa sotto il vostro tetto” (Anthelme Brillat-Savarin [1755 – 1826]). Il pensiero è moderno, anche se oggi, certamente, l’accoglienza della Francia del settecento lascerebbe perplesso chiunque. Probabilmente i sapori ci sarebbero estranei, ma più delle vivande avremmo difficoltà ad accettare il modo di stare insieme. Tanto per dirne una, era costume che il maggiordomo presiedesse al servizio di sala con la spada al fianco. Non è più necessario (magari non lo era già allora…) garantire con le armi i propri ospiti, ma è ancora buona regola farli felici.
La festa di Nozze dovrebbe essere un gradevole impegno nella quale offrire agli ospiti un paio d’ore di libertà dai doveri quotidiani e la possibilità di condividere con amici, conoscenti e famigliari la felicità di una “nuova vita”… per questo dobbiamo organizzare tutto con gusto, stile e originalità senza dimenticare le regole più elementari di galateo.
Cena in piedi o placé 
Quando ideate l’allestimento del ricevimento tenete conto di ospiti e stagione. Secondo l’orario in cui si svolge la cerimonia potete scegliere un tipo di ricevimento formale, quali il pranzo o la cena, oppure informale quale il buffet o il cocktail. La cena in piedi è consigliata per matrimoni con una forte presenza di giovani, ma non per celebrazioni più formali dove ci potrebbe essere un alto numero di persone anziane. Tenete a mente questi elementi anche quando scegliete il menu: il programma gastronomico deve essere attinente alla stagione, agli invitati e alla zona. Non dimenticate che se avete ospiti che arrivano dall’estero è bene proporre loro la tradizione culinaria italiana, tanto amata e apprezzata oltre confine.
Cena in piedi
Quando si organizza una cena in piedi, bisogna avere tavoli d’appoggio con tanti posti quanti sono gli invitati!
Inoltre ci sono tre figure da prevedere: personale di servizio, personale di sgombero e runner. I tavoli devono apparire sempre puliti da tovagliolini, piatti e bicchieri sporchi e gli invitati serviti in qualsiasi punto si trovino. Il runner va dalla cucina a una postazione di servizio dove si incontra con i camerieri, ai quali passa il testimone, ovvero piatti, bevande, vassoi. In questo modo si evita che il personale di servizio si affanni inutilmente.
Finger Food
L’aperitivo a vassoio, a base di finger food monodose, è molto moderno ed elegante. Se decidete di seguire questa via ricordatevi di calcolare il doppio di camerieri rispetto all’aperitivo a buffet, oltre a un alto numero di servizio sgombero e runner. Tutti gli ospiti devono essere serviti senza bisogno di andare in cerca del cameriere e i tavoli devono continuamente risultare puliti dai piccoli bicchieri monodose.
Show Cooking
Nel momento del buffet, in aggiunta alle varie isole potete associare lo show cooking, sicuramente di grande effetto. Nell’isola di crudi di pesce, per esempio, potete incaricare un cameriere di aprire le ostriche al momento, o nell’isola delle verdure avere uno chef che le frigge e le dispone in pratici “coni”. Tutto questo è davvero spettacolare e la qualità del cibo senza dubbio ne gioverà.

Cena Placè
Le tre portate principali
Per il placé non vogliate abbuffarvi. Le cene o i pranzi lunghi sono noiosi e impegnativi. Tre portate sono sufficienti se le dividete nel seguente modo: entrée (insalata, vellutata), primo piatto (pasta, risotto) e piatto centrale (carne, pesce). Potete eventualmente pensare di eliminare l’entrée se il vostro aperitivo è stato particolarmente lungo e abbondante e inserire due primi e un secondo di pesce o di carne. Non dimenticate di prevedere un’alternativa per vegetariani, vegani e celiaci.

La portata finale
Nel placé, dopo il secondo e prima dei dolci, solitamente disposti a buffet come l’aperitivo, potete far servire una gelatina di frutta, un sorbetto o un leggero dessert al cucchiaio per pulire la bocca dai sapori forti del pasto appena consumato. In questo modo i dolci potranno essere degustati con il palato rinfrescato!!
Il banchetto ideale per il placé.
La tempistica per il momento del placé è di primaria importanza. Anche se il banchetto è il cuore dell’evento, non bisogna obbligare gli ospiti a stare otto ore a tavola! L’ideale è un aperitivo prolongé della durata di un’ora e trenta minuti, seguito da un pranzo (o una cena) di due ore e un dopo pasto di un’ora al massimo (e dopo scatenatevi  nelle danze!!!). Se proprio volete prolungare i tempi, esagerate con il buffet: è sempre il momento più conviviale dove gli ospiti hanno la possibilità di chiacchierare con gli altri invitati e gli sposi.

Disposizione dei tavoli
La qualità, il numero e la sistemazione dei tavoli è essenziale, prima ancora della pur importante – ma logicamente successiva – operazione di assegnazione dei posti. Ecco allora alcune indicazioni al riguardo:
Nel caso del pranzo o cena formale, per effettuare la scelta della disposizione dei tavoli che risulti la più adeguata ad accogliere al meglio tutti i commensali si dovrà tenere conto innanzi tutto del numero d’ospiti presenti e la capienza della sala.

Generalmente per la Cena o Pranzo placè esistono 2 tipi di configurazione per la disposizione dei tavoli: “la tavola unica” e “le tavole separate”.
 La tavola unica: Questa disposizioni si presta bene per i ricevimenti da svolgersi all’aria aperta, nelle ville con ampi saloni, come pure nei locali di campagna come capannoni e fienili o comunque in tutti quei posti dove lo spazio non è un limite! Ha il vantaggio di permettere agli sposi d’essere più vicini ai loro invitati.
La tavola unica può essere presentata in diverse maniere:

1.- Tavolo Imperiale, dove gli Sposi siedono al centro

2.- Tavola Ovale Completo (Ambassador)

 

3.- Tavola Reale (con il centro vuoto), io non la consiglio, più avanti leggerete il perchè…

4.- Tavola a forma di T

5.- Tavola a forma di U o Ferro di Cavallo

6.- Tavola a forma di E o Rastrello

 

Le tavole separate: Se invece preferite restare sul classico e gli spazi della location non sono ampi, è meglio optare per la soluzione che prevede l’allestimento di tavoli da sei o da otto posti, fino ad un massimo di dieci commensali, tondi o rettangolari, disposti di fronte al Tavolo d’onore (anch’esso di forma tonda o rettangolare) che ospiterà gli sposi. Questa disposizione permette una gestione efficace dello spazio ma può dare l’impressione che gli sposi siano un po’ isolati. Le tavole possono presentarsi anch’esse in diverse maniere:
1.- Gli sposi da soli (quella più in voga)

2.- Tavoli a forma di Margherita. Una parentesi più approfondita è richiesta in questo caso per il tavolo dove siedono gli sposi, il cosidetto tavolo d’onore. Ecco le due soluzioni:Tavolo d’Onore completo (con genitori e testimoni) e Tavolo d’Onore alla francese  (con cavalieri e damigelle d’onore.)

In entrambi i casi il tavolo deve emergere sia per quanto riguarda l’allestimento che per la collocazione centrale, in modo tale da essere visibile per tutti gli ospiti al banchetto nuziale.      I genitori della sposa, se non prendono posto al tavolo d’onore insieme alla coppia dovranno presiedere un tavolo a testa fungendo da padroni di casa.
La madre della sposa presiederà ad un tavolo che chiameremo Secondo Tavolo d’Onore, tenendo alla propria sinistra il padre dello sposo e alla propria destra l’officiante, insieme ai testimoni (possibilmente alternati donna-uomo) e ai nonni della sposa.
Ad un Terzo Tavolo d’Onore si ripeterà la medesima disposizione con il padre della sposa a presiedere il gruppo, quindi la madre dello sposo, gli altri testimoni e i nonni dello sposo. A maggior ragione dicasi se i genitori degli sposi sono divorziati in maniera burrascosa, in questo caso dovranno necessariamente prendere posto in tavoli separati, in compagnia delle rispettive famiglie.
Per accomodare i coniugi o i compagni dei testimoni esistono svariate opportunità, più o meno formali. Si può decidere di collocarli accanto ai propri congiunti, per non dividere la coppia, sia che i testimoni siano al tavolo d’onore (che in questo caso sarà quindi più grande), sia che vengano sistemati nei singoli tavoli riservati alle famiglie. Sempre più spesso però si tende a dedicare ai testimoni un tavolo a parte che possa ospitare anche i relativi compagni.
3.- Tavola a spina di pesce

4.- Tavoli di diversi tipi: sono disposti nella stessa stanza tavoli rettangolari con quelli rotondi ma entrambi i tipi non si mischiano. Se, per esempio, il tavolo degli sposi è rotondo, a continuazione si posizionano i tavoli rotondi e dopo i tavoli rettangolari insieme o viceversa. Questo tipo di distribuzione è utilizzato in matrimonio con molti ospiti.

5.- Un’altra opzione

Bisogna considerare anche alcuni aspetti:
• I tavoli tondi possono essere apparecchiati anche in numero dispari, soprattutto se non si usano posti assegnati.
• Armatevi di carta e penna e tracciate uno schema della sala, dove si trovano le uscite dei camerieri, bagni, ecc.
• I tavoli degli invitati saranno disposti, preferibilmente, non troppo vicini tra loro (per consentire lo spazio necessario per potersi muovere liberamente, anche perchè gli sposi durante il pranzo, fra una portata e l’altra, si potranno occupare degli ospiti che li onorano con la loro presenza.
• Ogni invitato, secondo le regole del bon ton, dovrebbe stare seduto distante dall’altro di circa 70 centimetri. Attenzione alla larghezza dei tavoli: sono ideali i 100/120 centimetri, ma se si superano i 180 per parlarsi tra i due lati occorre il megafono!!
• Prevedere sempre tavoli buffet (o isole gastronomiche) separati per evitare code.
• Facilitare il servizio lasciando una circolazione sufficiente.
• Riempire i tavoli senza lasciare troppi spazi vuoti.
• Non si dovrebbero mai apparecchiare tavoli da una parte sola (ad eccezione del tavolo d’onore) né essendo costretti a usare un ferro di cavallo né proponendo un tavolo rettangolare con tavoli di fronte. E’ una sistemazione alla quale si ricorreva per mostrare il principe a tutti gli invitati , e non ha più ragione di esistere… poi per il fatto, ancora più importante, che non si ha una seconda scelta in caso di vicini sgradevoli o noiosi!
• Le coppie, seppur sedute allo stesso tavolo, dovrebbero essere divise per favorire la comunicazione tra i commensali;
• Unite i vostri commensali, allo stesso tavolo, pensando a passioni comuni (i neogenitori che possono parlare dei loro piccoli, gli sportivi che possono scambiarsi consigli, gli appassionati di viaggio che possono condividere esperienze);
• L’idea di riunire amici e parenti non accoppiati attira spesso gli sposi, che con la scusa di favorire nuove conoscenze riuscirebbero a risolvere difficili puzzle di invitati. Ma siamo davvero sicuri che i single in questione gradirebbero?
• Per risolvere l’astiosa questione dei bambini, vi consiglio di stilare una lista con l’età dei piccoli invitati: se la maggior parte non supera i quattro anni, la soluzione migliore è vicino a mamma e papà. Dai cinque-sei anni in poi, invece, i baby invitati sono pronti per godere del pranzo “su misura” in completa autonomia, magari seguiti da baby sitter o animatori;
• Quando avrete finito di fare i gruppi di invitati, dovete scegliere come distribuire i tavoli. Di solito, i tavoli più vicini sono dedicati ai parenti e agli amici più stretti, e i tavoli più lontani ai colleghi di lavoro e ai conoscenti.
• Cercare di far accomodare ai tavoli lo stesso numero di uomini e donne e se possibile, più o meno della stessa età
• Gli amici già sposati o fidanzati potete sistemarli allo stesso tavolo, anche se non si conoscono: finiscono sempre con parlare delle stesse cose, bambini, casa…etc. Per i single sono argomenti più noiosi
• Se c’è qualcuno a cui non sapete proprio quale posto assegnare, la cosa migliore è far riferimento al gruppo dei vostri amici più vicini o eventualmente ai vostri fratelli/sorelle: in questo modo l’outsider sarà sicuramente messo a suo agio. Sarebbe però opportuno che fosse presentato al gruppo di persone presenti al tavolo prima che si sieda.
• Non c’è nessun problema a far sedere i vostri più intimi amici in un tavolo vicino al vostro durante il banchetto di matrimonio affinché possano animarlo con qualche battuta o sketch divertente.
• Fate in modo che almeno la metà degli occupanti del tavolo si conoscano. Evitate sperimentazioni strane, l’idea di creare tavoli con persone che non si conoscono, per socializzare, non è sempre una buona idea, e se proprio lo dovete fare, è opportuno che siano stati presentati prima di sedersi a tavola.
• Non mettere le persone anziane vicino alla musica o in zone trafficate e rumorose.

In alternativa agli ormai stra-classici tavoli rotondi o ovali, arriva il Tavolo Imperiale e\o  più tavoli Imperiali! Importanti, scenografici e da lasciare senza fiato, troppo spesso considerati adatti solo a eventi con un piccolo numero di invitati….
…quasi in ogni circostanza il tavolo imperiale dà il meglio di se.
E sono convinta che ne vedremo sempre di più. Dall’altra parte dell’oceano, negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, si vedono quasi di più che quelli rotondi. E sono considerati l’eleganza per eccellenza!!
L’ideale per realizzare un impeccabile tavolo imperiale è usare romantici candelabri o anche proposte più moderne con composizioni floreali e oggetti di design. Chiaramente il tutto dovrà essere intonato alla perfezione con la location del matrimonio, per creare uno stile unico ed armonioso.
La soluzione ideale è quella di predisporre ampie sale, come quelle di antichi castelli restaurati o di dimore storiche adibite per l’occasione, adornate di dipinti e lampadari in stile che faranno da suggestiva cornice alla bella tavolata, o ampi prati o ancora grandi capannoni…
Insomma, la parola d’ordine per chi sceglie questo tipo di soluzione, a cavallo tra l’originale, l’elegante e il tradizionale, è lo spazio, inteso come locali ampi che potranno così essere valorizzati da un allestimento artistico a grande impatto sugli invitati.
Sia che scegliate tavoli rotondi, ovali o rettangolari, imperiali a ferro di cavallo ecc… Per i centrotavola vi consiglio di affidarvi a dei professionisti Wedding Planners e Wedding Designers, che sapranno aiutarvi nell’identificare la scelta estetica più giusta per il vostro matrimonio.
Sono da evitare composizioni con fiori troppo profumati, che possano quindi disturbare uno dei sensi più importanti a tavola, l’olfatto e creare spiacevoli episodi di allergie.
Sconsigliati sono anche i centrotavola troppo imponenti, che ostruiscano la visuale degli invitati.
Per quanto riguarda colori, tipologie di fiori, candele, cristalleria e quant’altro, sarete liberissimi di scegliere o un tema che faccia da filo conduttore anche estetico del vostro evento o semplicemente una coerenza cromatica ed estetica che sappia esprimere al meglio la vostra personalità e il vostro gusto.

Una volta trovata la disposizione dei tavoli migliore per il vostro matrimonio, dovrete necessariamente pensare a come aiutare i vostri ospiti a prendere agevolmente posto al proprio tavolo. Per fare questo potrete utilizzare il Tableau Mariage o le Wedding Escort Cards (ne ho già parlato in un Blog precedente)  http://www.melaniamillesi.it/?p=1083

Può capitare che gli sposi decidano di optare per una soluzione più easy, in questo caso quindi gli ospiti possono scegliere di sedersi dove vogliono (consigliato per banchetti con al massimo 60 invitati).
Chiaro è che sarebbe opportuno, per ovvi motivi, anche in quest’ultima disposizione informale riservare alcuni tavoli per i bambini gli anziani e gli ospiti di “riguardo”.

Secondo il galateo sarà la madre della sposa, accompagnata dagli sposi, ad accogliere gli ospiti e sarà sempre lei, in qualità di “padrona di casa“, insieme o in alternativa alla Wedding Planner a compiere un giro di ricognizione tra i tavoli, prima dell’inizio del banchetto, in modo da sincerarsi che tutti abbiano trovato la loro corretta sistemazione.

Consiglio…. Accorgimenti contro il freddo
Se scegliete di allestire la cena all’aperto (sempre con un piano B di riserva!), non date per scontato che sia caldo. Anche d’estate potrebbero esserci dei posti particolarmente freschi o potrebbe alzarsi il vento, quindi è consigliabile adottare dei piccoli accorgimenti per gli ospiti, soprattutto per le donne (i maschietti hanno la giacca!). Procuratevi scialli, pashmine o stole. Non c’è niente di peggio che fare mangiare gli invitati al freddo e le signore gradiranno moltissimo questo piccolo cadeau!!

E’ chiaro che il galateo impone le sue regole, ma ciò non vuol dire che dovete attenervi rigorosamete a tutto ciò che dice, esistono le eccezioni ed anche in questo caso bisogna seguire più che il galateo il “buon senso ed il buon gusto”!

Ovvio è che farsi seguire dalla Wedding Planner nella pianificazione dei posti a sedere rende questo duro lavoro mooooooolto più semplice e soprattutto avrete la certezza che quel giorno tutti gli ospiti vengano “acconpagnati” e guidati ai propri posti in maniera più accurata e precisa evitando caos e malintesi… Se così non fosse pregate che quel giorno il Maitre sia di buon umore!!!

 

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Cerimonia Religiosa, Civile o Simbolica???!!!

Le Nozze secondo il Rito Cristiano

Sposarsi in chiesa con l’abito bianco è il sogno di tutte le ragazze, o quasi. Ma prima di realizzarlo è indispensabile sbrigare alcune formalità burocratiche che spesso fanno allungare i tempi. La Chiesa cattolica sconsiglia i matrimoni nel periodo dell’Avvento e nella Quaresima; nel caso si volesse scegliere questi periodi la celebrazione dovrà avvenire in tono molto dimesso.

Il punto di partenza è la scelta della Chiesa: per tradizione il matrimonio dovrebbe essere celebrato nella parrocchia di residenza della sposa, tuttavia è ammesso anche scegliere la parrocchia di residenza dello sposo; talvolta gli sposi decidono invece di unirsi in matrimonio nella parrocchia nella quale risiederanno dopo le nozze.
Se si desidera infine, che il rito venga celebrato in un luogo particolare che non corrisponde a nessuno dei tre citati sopra, occorre chiederne il nulla osta ecclesiastico.

Nella scelta della Chiesa, si devono naturalmente considerare alcuni fattori: la capienza, eventuali limitazioni circa l’attività cine-fotografica nel corso della cerimonia, la sua ubicazione (centro storico, paese, campagna…).

La scelta può ricadere su una Cattedrale o su una Chiesa di grande importanza storica. I tal caso la vostra cerimonia sarà improntata verso uno stile formale, elegante, solenne. Ci sono due elementi da considerare bene prima di scegliere una Chiesa di grande portata storica: l’appetibilità da parte di altre coppie di sposi (quindi tempi di prenotazione verosimilmente lunghi) e l’impegno maggiore (anche economico) per decorare con fiori tutti i banchi e l’altare! In ogni caso è bene scegliere il luogo del ricevimento nelle immediate vicinanze della chiesa, per evitare che un giorno di festa si trasformi a tutti gli effetti in un penoso e stancante girovagare per gli sposi e gli ospiti. Ricordo che la cura nel programmare il proprio matrimonio non deve riguardare solo gli Sposi, ma anche tutti gli invitati.

L’ORA DELLA CERIMONIA

Il galateo offre la più completa libertà. La scelta dell’ora deve essere fatta in base al tipo di ricevimento che si vuole organizzare in seguito.

9/10: segue un breakfast o un brunch che deve terminare tassativamente entro l’ora di pranzo.

11/12: dopo la cerimonia gli invitati sono invitati a un pranzo o un rinfresco di una certa importanza.

14/16: orario molto elegante. Gli invitati sono poi intrattenuti per un rinfresco in piedi da terminare entro le 19. La serata può poi proseguire con una festa da ballo.

16/18: seguirà un rinfresco oppure la cena o la cena danzante.

18.30/21: frequente in estate. Segue per gli invitati un cocktail oppure una cena o un rinfresco da concludersi entro mezzanotte.

IL RITO

Ma in che cosa consiste la funzione religiosa? Nel corso della messa sono quattro i momenti fondamentali che vi renderanno marito e moglie: il rinnovo delle promesse battesimali, la liturgia del matrimonio, la consacrazione e lo scambio degli anelli e infine la benedizione agli  Sposi.   

Dal primo gennaio 2005, nell’ambito della celebrazione del matrimonio religioso di rito cattolico, sono state introdotte alcune novità che hanno, seppure in modo lieve e senza stravolgimenti, modificato il rituale. Innanzitutto, nei giorni precedenti quello delle nozze, gli sposi prendono accordi col Parroco scegliendo le letture e le formule di rito per i diversi momenti, tra quelle consigliate nell’apposita Guida alla Santa Messa per gli Sposi, che in genere viene donata ai fidanzati durante il Corso di preparazione al Matrimonio.

All’inizio della celebrazione del Matrimonio, si fa memoria del Sacramento del Battesimo: il Parroco benedice gli sposi e i presenti, aspergendoli con l’acqua santa e ricordando loro il momento in cui hanno ricevuto il Battesimo e sono divenuti cristiani.

Il cambiamento che ha colpito di più, riguarda tuttavia la nuova formula della manifestazione del consenso:

“Io, ………….., accolgo te, ……………., come mia/o sposa/o.
Con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.”

Non più “prendo te”, dunque, ma “accolgo te”, perché il verbo prendere è stato giudicato più adatto in riferimento a cose inanimate, ad oggetti, mentre ad una persona si addice molto di più il verbo accogliere. “Con la grazia di Cristo”, perché l’essere umano talvolta è fragile, e la promessa fatta il giorno del Matrimonio potrebbe avere bisogno dell’aiuto divino, per essere mantenuta giorno dopo giorno.

Una curiosità: dopo la celebrazione del Matrimonio, quando gli sposi sono già marito e moglie, a loro discrezione, e col parere favorevole del Parroco, c’è la possibilità di introdurre un ultimo rituale, quello dell’incoronazione degli sposi: due coroncine dorate o argentate, vengono poste sul capo dei novelli sposi, come simbolo di incoronazione nella gloria di Cristo; questo rito, che può apparire nuovo e senza precedenti nella chiesa cattolica, è invece praticato per tradizione in diverse parti d’Italia, ed è tipico del matrimonio greco-ortodosso, dove gli sposi incoronati compiono il giro della chiesa, festeggiati da parenti e amici.

Un bel ricordo di questo momento, il più importante della giornata, è sicuramente il libretto della cerimonia. Nel tempo il riaprirlo comporta il rispolverare le letture scelte e le parole che il sacerdote ha scelto per commentarle.

La musica con la sua forza e la sua capacità di emozionare e suggestionare ha lo scopo di rendere unica la cerimonia religiosa e la sua funzione principale è quella di accompagnare e sottolineare i momenti più importanti della celebrazione, dall’ingresso degli invitati all’uscita degli sposi. Per questo deve essere consona al periodo liturgico, alla natura del rito e alle sue singole parti. L’esecuzione dipende dal tipo di chiesa che avete scelto: se parliamo di una basilica antica, sarà probabilmente provvista di un organo. Allora perché non utilizzarlo? Ma potete optare anche per un coro o un’orchestra, a seconda dell’ampiezza della stessa. Se siete orientati, invece, verso una chiesa più piccola, ma sempre antica, l’idea potrebbe ricadere su un duo o un quartetto. Al contrario, se preferite una chiesa moderna l’imperativo è trovare dei musicisti qualificati che sappiano consigliarvi e regalarvi la giusta “dose di emozione”. I momenti cruciali della cerimonia sono: l’ingresso della sposa, l’offertorio, la consacrazione, la comunione, le firme e l’uscita degli sposi dalla chiesa. Ricordatevi in ogni caso di informare il sacerdote delle vostre intenzioni.

Il sacerdote

Un’altra evenienza che si sta manifestando sempre più spesso è il desiderio di far officiare il rito da un sacerdote di una parrocchia diversa da quella di residenza o perchè c’è un rapporto di amicizia o perchè si collabora con lui. In questo caso si può chiedergli di celebrare il rito nella parrocchia di uno degli sposi oppure trasferirsi nella sua o scegliere una terza parrocchia. Tutti i permessi devono essere ovviamente a posto. Se viene invitato al ricevimento, il posto d’onore è il suo. Oltre all’offerta per la chiesa, può essere carino omaggiarlo di una bomboniera soprattutto quando si è legati a lui da un buon rapporto; certamente tale bomboniera non sarà uguale a quella degli altri invitati ma non deve essere necessariamente neanche il classico soggetto religioso.

Il Rito Civile

Un matrimonio celebrato in chiesa può arrivare a durare anche un’ora e mezza, il rito civile, invece, nella sua linearità è molto breve e solitamente non si superano i 20 minuti.

In Italia la cerimonia civile è regolamentata da poche semplici norme, che spesso l’hanno privata di quell’atmosfera di solennità e di romanticismo che per tradizione appartengono alla cerimonia religiosa. Questo è stato in molti casi uno dei motivi che hanno spinto numerose coppie a rinunciare all’idea di un matrimonio laico a favore di una celebrazione cattolica, anche nei casi di scarsa o nulla convinzione religiosa. Del resto è comprensibile che nessuno desideri per il suo Gran Giorno una cerimonia sbrigativa e frettolosa, che si riduca alla semplice lettura degli articoli del codice civile.
Fortunatamente le cose sono cambiate, anche grazie alla diffusione sempre crescente del matrimonio civile a scapito di quello religioso.
Se state quindi progettando di sposarvi in comune, non rinunciate a dare un tocco di romanticismo e di solennità alla vostra funzione.Verificate come prima cosa la disponibilità del sindaco o dell’addetto comunale
(nei piccoli centri è più facile avere il loro consenso) e poi preparatevi a organizzare il matrimonio dei vostri sogni.

Ci si sposa in Comune in caso uno degli sposi sia divorziato civilmente e non abbia ottenuto l’annullamento da parte della chiesa; se le religioni degli sposi non consentono un unione reciproca; motivi ideologici vari, desiderio di maggiore sobrietà , ecc.. Non tutte le coppie al primo matrimonio civile sono necessariamente laiche: in alcuni casi si desidera semplicemente dissentire con l’idea di “famiglia” imposta dalla chiesa cattolica e non si considera il matrimonio un sacramento indissolubile che unisce corpi ed anime per l’eternità .

Quali che siano le motivazioni che portano alla sala comunale, va comunque detto che il matrimonio civile è un atto di grandissima importanza, non rappresenta nè una seconda scelta, nè un’attenuazione degli impegni e degli oneri. E’ infatti uno di quegli atti simili al giuramento in tribunale: coinvolge gli individui dal profondo e pone le proprie basi su etica (firma e testimoni), morale (vi è l’obbligo giuridico della fedeltà), rapporti sociali (è un atto pubblico), rapporti economici (mutuo soccorso fra i contraenti).
Il Matrimonio è l’unione di due persone finalizzata alla reciproca solidarietà, oltre che al mantenimento ed all’educazione dei figli.

Sul piano affettivo si tratta dunque del coronamento di una promessa di amore. Sul piano giuridico il matrimonio rappresenta un accordo a cui la legge riconosce un valore contrattuale, vincolante per i contraenti e per tutta la società.

Il Matrimonio si definisce Civile quando è celebrato davanti all’Ufficiale di Stato Civile, è assoggettato alle regole espressamente previste dal codice civile e dalle leggi speciali e non riveste alcun rilievo in ambito religioso.

La Cerimonia

La cerimonia di celebrazione del matrimonio civile comprende tre momenti specifici:
La lettura di tre articoli del Codice Civile (artt. 143, 144, 147);
L’esplicita e pubblica dichiarazione di volontà di coniugarsi;
La lettura dell’atto di matrimonio e la sua sottoscrizione da parte degli sposi, dei testimoni e dell’Ufficiale di Stato Civile.

FARSI SPOSARE DAL MIGLIORE AMICO

La legge permette anche di farsi sposare dal migliore amico o dalla migliore amica. Una vecchia dimenticata norma del 1939 prescriveva infatti che «…il titolare della funzione può delegare le proprie competenze a uno o più consiglieri o ad altra persona che abbia i requisiti per la nomina a consigliere comunale». Il DPR n. 396 del 3 novembre 2000 ha mantenuto questa possibilità e, all’articolo 1, comma 3, recita: «Le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate ai dipendenti a tempo indeterminato del Comune, previo superamento di apposito corso, o al presidente della Circoscrizione ovvero a un consigliere comunale che esercita le funzioni nei quartieri o nelle frazioni, o al segretario comunale. Per il ricevimento del giuramento di cui all’articolo 10 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, e per la celebrazione del matrimonio, le funzioni di ufficiale dello stato civile possono essere delegate anche a uno o più consiglieri o assessori comunali o a cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale». Quindi qualunque cittadino eleggibile può celebrarlo!!    Può essere, questo, un modo molto più simpatico di festeggiare le proprie nozze: anziché far celebrare il rito da un anonimo consigliere o funzionario, può essere molto più divertente farlo celebrare dall’amico o dall’amica del cuore.  Il celebrante così scelto viene sempre affiancato da un ufficiale di Stato Civile che lo coadiuva nella celebrazione durante la quale può pronunciare agli sposi alcune parole che, data la conoscenza, risultano solitamente particolarmente sentite. Si possono anche leggere brani di prosa e poesie, previo accordo con chi celebra il rito. Di solito la lettura avviene dopo la dichiarazione di unione, prima della lettura dell’atto matrimoniale e delle firme. Certo può rappresentare un momento molto commuovente e l’occasione per gli sposi stessi di scambiarsi una promessa ancora più significativa (infatti la cerimonia civile non prevede molte “battute”, questi infatti si limitano di solito ad un paio di SI).

Galateo:
Ora passiamo invece a quelle piccole regole di galateo che renderanno il matrimonio civile un evento raffinato e di classe, con un occhio particolare alle tradizioni e al bon ton.

Gli abiti:
Assolutamente no a tutto ciò che ha sapore di “vorrei sposarmi in chiesa ma non posso”. Scegliere il matrimonio civile significa scegliere anche un look preciso. Lei non avrà una mise con candidi veli e bianco tulle, lui non sfoggerà tight, cilindro e bastone. Abito lungo o corto (ma da giorno!!! Niente strass, paillettes, ricami oro argento) per lei, meglio se corredato da una giacca stile tailleur che da un piacevole effetto rigore, stola, sciarpa o foulard sulle spalle, cappello si e guanti. Ottimo il tailleur importante, sempre con cappello, guanti e foulard, ottimo per l’estate (se si ha il fisico adatto) l’abito sottoveste lungo tre quarti, purché le spalle siano coperte per tutta la cerimonia,  scarpe particolari e con un bel tacco (se si riesce a portarle con disinvoltura!). Da evitare in ogni caso il nero. Per lui è perfetto il completo grigio scuro, con cravatta, camicia rigorosamente bianca e gilet preferibilmente semplice. Scarpe nere, ammessi i gemelli purché estremamente semplici.

Per quanto riguarda la musica, data la brevità del rito, è bene considerare che i pezzi non saranno più di due o tre. La musica rappresenta infatti il sottofondo dell’entrata degli sposi, la raccolta dati dei testimoni, il momento delle firme e l’uscita dalla sala. Anche in questo caso sarebbe da evitare tutta la musica sacra, per il resto spazio libero alla fantasia.

Le tradizioni:
Sì e ancora sì a tutto ciò che di tradizionale è correlato a questo giorno:
trovarsi con le amiche la mattina per prepararsi insieme, non vedere lo sposo il giorno precedente, indossare qualche cosa di vecchio, di nuovo, di prestato e di blu, farsi accompagnare dal padre nella sala, fare attendere (non più di qualche minuto, sennò si diventa maleducati) lo sposo con il bouquet ecc…

Se si convive già è comunque bello che i futuri sposi entrino insieme e gli invitati li seguano disponendosi ordinatamente alle loro spalle. In certe Case Comunali invece prima entrano tutti gli invitati, poi gli sposi per ultimi.

Si a lacrime, emozione, mani tremanti.. tutto ciò non rappresenta certo una caduta di stile. Anzi!!! Dona un tocco estremamente sincero e commuovente al tutto.

Si anche al riso.. che deve però essere tirato all’uscita del Comune, non all’uscita della sala deputata ai matrimoni!!!

Idem per i baci, devono seguire il rito del riso ed essere elargiti senza parsimonia!!!!

UN PO’ DI STORIA

Storicamente il matrimonio non è stato altro che l’unione legale tra le parti (non necessariamente due e non necessariamente con gli stessi diritti: la donna è quasi sempre stata considerata subalterna all’uomo). A partire dal Medioevo, però, la Chiesa ha iniziato a estendere la sua giurisdizione anche su questo atto: per essa infatti il matrimonio è in sé stesso un vincolo di diritto naturale e sacro. Mentre all’inizio ci si limitava a una semplice benedizione davanti alla chiesa, dal XIII secolo in poi si afferma definitivamente il matrimonio canonico come sacramento, di cui il Concilio di Trento (1563) stabilisce la forma definitiva. Negli ultimi secoli, però, la riforma protestante e le spinte per una maggior laicità dello Stato hanno portato i legislatori a interessarsi anche a questo campo: del 1804 è il Codice Napoleonico, che stabilisce per la validità del rito la presenza di un ufficiale dello stato civile. Nello Stato italiano unitario l’introduzione di un nuovo Codice Civile a partire dall’1/1/1866 disconobbe tutti gli effetti giuridici al matrimonio religioso, mantenendo come unica forma valida quello civile e consentendo per la prima volta ai non credenti di unirsi in matrimonio senza sottostare ai dettami degli ecclesiastici. Il Concordato del 1929, purtroppo, ridonò effetti civili anche al matrimonio religioso. Ancora oggi il matrimonio civile è disciplinato dal Codice Civile del 1942.

Attenzione: l’articolo 110 del codice civile autorizza la celebrazione fuori della casa comunale solo nel caso in cui uno degli sposi, per infermità o per altro impedimento giustificato, sia impossibilitato a recarsi nella sede stabilita dal Comune stesso per le nozze.

 

IL MATRIMONIO LAICO-UMANISTA O RITO SIMBOLICO

La prima coppia a fare un passo di questo tipo non poteva che provenire dall’estero (Susie e Scott, dal Regno Unito). In alcuni paesi (Australia, Canada, Irlanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Scozia, alcuni stati USA) il matrimonio umanista ha valore legale: in Italia ovviamente no, ma ne diede notizia anche la stampa (L’Unità, 25 luglio 2002)quando il 21 luglio si officiò, presso il Castello di Burio, vicino Asti, il primo matrimonio laico-umanista in Italia.

In cosa consiste? Alla firma in Municipio segue una cerimonia privata che i due sposi personalizzano secondo i propri gusti, e che prevede la presenza di un “officiante” laico, che legge un testo preparato dalla coppia stessa. In poche parole, una cerimonia che non ha assolutamente nulla di liturgico, ma molto di umanissima (e umanistica) voglia di divertirsi.

Se avete optato per questo Rito potrete completare la personalizzazione con la scelta della location della funzione. Non avendo infatti più il vincolo di scegliere Chiese o un posto eletto a Casa Comunale, potrete decidere di celebrare la funzione nel luogo che più vi rappresenta o che avete sempre sognato, qualunque esso sia. Sono sempre di più le strutture che si stanno organizzando per offrire alle coppie location mozzafiato e indimenticabili per celebrare una funzione Laico-Umanista.

Ciascuna Cerimonia Laica è unica, creata espressamente per quella occasione e per quelle persone. Si basa su valori umani condivisi, senza religione o superstizione. Non esistono forme prescritte o regole da seguire, e (al di là dei requisiti legali) non c’è niente da osservare. La celebrazione dell’amore, dell’affetto e della decisione di condividere la propria vita con quella di un’altra persona è regolata da leggi diverse nei vari paesi, ma non conosce confini né geografici né di genere: dunque accanto al Rito Civile sempre più coppie affiancano il Matrimonio Laico Umanista, basato sui valori delle persone, sulla condivisione delle emozioni e dei sentimenti con letture da parte degli invitati che vengono attivamente coinvolti e momenti simbolici in cui il gesto si fa poesia.

Le Cerimonie di Unione – o Unioni Civili – possono riguardare sia coppie di diverso sesso sia coppie dello stesso sesso (ricordiamo però che in Italia queste ultime hanno valore affettivo ma non ancora legale).

Come organizzare una Cerimonia Laica Umanista? Solitamente la Celebrazione varia a seconda delle preferenze della coppia: nella Cerimonia c’è un primo momento di accoglienza e di benvenuto, segue una presentazione degli sposi, della loro storia, eventualmente la presentazione dei Testimoni e del perché della loro scelta. Poi c’è la fase centrale in cui gli sposi si scambiano la Promessa con eventuali momenti simbolici, le letture degli ospiti o dei Testimoni e infine un discorso augurale conclude solitamente la Cerimonia

Riti simbolici

Ci sono alcune cerimonie che si possono inserire sia nel rito in comune sia in quello laico umanista. Una di queste è la ‘cerimonia delle candele’ dove la coppia con una candela ciascuno accende una candela più grande, simbolo della nuova vita insieme.
O ancora la ‘legatura delle mani’, rituale di origine celtica dove ai due sposi vengono appunto unite le mani con un nastro per simboleggiare l’impegno per una serena vita insieme. Se anche questa non dovesse piacere, si può optare per la ‘cerimonia della sabbia’: gli sposi utilizzeranno due contenitori con sabbia di colori diversi e ne verseranno il contenuto in un contenitore più grande. Per gli amanti dell’ecologia, un’idea potrebbe essere quella di piantare un albero, nel caso di una cerimonia all’aperto o, infine, l’idea di creare una ‘capsula del tempo’ da sigillare durante la cerimonia e riaprire in un lontano anniversario!

 

Ma ricordate che, a prescindere dal tipo di Matrimonio scelto, la cosa più importante è la vostra voglia di stare insieme… Questo è l’ ingrediente giusto per la riuscita di qualsiasi cerimonia!

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Il Dress Code… per gli Sposi e gli Invitati!

Il Codice di Abbigliamento, a cui si fa spesso riferimento con l’equivalente termine inglese Dress Code è un insieme di regole scritte, o il più delle volte tacite, relative all’abbigliamento. Il dress code è quell’insieme di norme più o meno condivise in un ben determinato ambito – culturale, sociale, lavorativo o pubblico – che codificano i “messaggi” che una persona intende trasmettere attraverso gli abiti che indossa. Tutte le società umane hanno da sempre adottato un codice di abbigliamento, che serve a dare un’indicazione del rango sociale, della classe a cui un individuo appartiene, la sua professione (per esempio i camici bianchi per i medici, o la divisa per i militari), la religione (il burka per le donne musulmane, la tonaca per i preti cattolici, ecc.), il suo stato civile (per esempio la fede nuziale nelle società occidentali) o il suo orientamento sessuale. In alcuni casi possono anche indicare la nazionalità delle persone, o la loro affiliazione politica. Lungo la storia, un certo modo di vestirsi voleva significare l’appartenenza ad un gruppo, ostentare uno status sociale o affermare un propria carica dignitaria. E quando entriamo in alcuni luoghi particolari, determinate regole di comportamento ci sono imposte relativamente all’abbigliamento da utilizzare. In alcuni casi si parla addirittura di undress code: ad esempio quando in piscina è vietato l’ingresso con le scarpe o nella sauna è impossibile accedere con i propri vestiti. Insomma, siamo inconsapevolmente circondati da dress code di ogni tipo.

In alcune occasioni, come cerimonie, matrimoni o eventi di particolare importanza, il dress code è specificatamente indicato nell’invito. Può essere considerato come un piacere che viene fatto agli invitati per evitare che questi si sentano a disagio con gli altri perchè vestiti in maniera del tutto diversa.

Una volta che si è stabilito un dress code, questo deve essere assolutamente rispettato, infatti se l’invitato all’evento, alla festa, o alla qualsiasi forma d’incontro, non può prendere in considerazione gli elementi suggeriti, è bene che non aderisca alla festa, anche perchè se non va vestito in tema, viene sicuramente escluso, prima di entrare, da colui che ha imposto il dress code. E’ anche giusto che colui che ha organizzato l’incontro in genere dia l’appropriato codice di regole in un corretto tempo tale da non stressare gli invitati che dovranno cercare nel proprio armadio, oppure comprare l’abbigliamento come richiesto dal dress code.

Esiste una precisa nomenclatura internazionale per indicare il dress code, cioè il codice di abbigliamento che si richiede agli ospiti. La consuetudine nasce nei paesi anglosassoni, che con il loro approccio pragmatico hanno codificato diversi stili.

 

White tie: a pochi di noi capiterà un simile invito, a meno che non siamo candidati al Nobel o parenti di teste coronate! White tie indica infatti il frac per gli uomini e l’abito da sera per le donne, rigorosamente lungo chi abbia superato i 18 anni.

 

 

 

 

Black tie  indica lo smoking per gli uomini, accompagnato dal papillion in seta,

le scarpe oxford (meglio se lucidissime) e camicia bianca con gemelli. Per le donne è richiesto l’abito da

sera, non necessariamente lungo.

Evitiamo tuttavia abiti troppo corti o troppo provocanti, che sarebbero poco eleganti.

 

 

 

Creative black tie: anche in questo caso l’invito è formale e richiede lo smoking, ma potete osare e sbizzarrirvi nell’accessorio dalla fusciacca colorata al papillon originale, al gemello di tendenza. Anche per le signore è richiesto l’abito da sera, ma potrete sbizzarrirvi di più con abiti molto glamour e sexy.

 

 

 

 

Cocktail dress (abito scuro): l’occasione richiede un abbigliamento elegante, ma non necessariamente lo smoking; per gli uomini sarà sufficiente un abito scuro (grigio o blu scuro), camicia, cravatta scura e scarpe oxford.

Man and woman talking at party

Per le donne è invece richiesto l’abito da cocktail, cioè un abito al ginocchio o un classico tailleur. Meglio evitare i pantaloni, a meno che non siano di fattura e stoffa molto eleganti.

 

 

 

 

 

 

CVV: forse vi succederà di rado di trovare questa sigla ed è probabile che quando accadrà l’invito sia di padroni di casa un po’ eccentrici e poco inclini al conformismo. CVV sta infatti per “come volete voi”: totale libertà nella scelta dell’abbigliamento, dallo smoking ai jeans strappati ad arte, dalle scarpe oxford lucidissime alle sneakers borchiate. Insomma, quello che deve emergere è solo il vostro personalissimo stile!

 

Indicare il dress code è buona norma e non deve essere considerato maleducato nei confronti degli ospiti, ma al contrario li aiuterà a decidere serenamente l’abbigliamento più appropriato per evitare di essere over-dressed (troppo eleganti) o under-dressed (troppo informali). Cosa fare invece se il dress code non è indicato? In questo caso, privilegiamo un abbigliamento tendenzialmente elegante e aggiungiamo alcuni accessori glamour che diano un tocco chic o frivolo al nostro abbigliamento. Ad esempio possiamo scegliere un look total black a cui aggiungere una collana colorata oppure un foulard in seta o degli orecchini vistosi; se l’evento si dimostra poi più elegante di quanto pensassimo siamo sempre in tempo a farli sparire velocemente in borsa …

La cultura del Matrimonio che si sta diffondendo porta un numero sempre maggiore di coppie ad organizzare nozze ricche di dettagli e personalità la stessa cosa NON succede per quanto riguarda la “cultura dell’invitato di nozze”. Una delle prime domande che di solito ci si pone quando si è invitati ad un matrimonio è “cosa mi metto?” Vi assicuro non è una domanda che si pone solo la sposa, ma tutti gli invitati e purtroppo diciamocelo la risposta a questa domanda risulta spesso sbagliata.

Un matrimonio è un’occasione importante, il cui livello di formalità è indicato già a partire dall’invito che gli sposi consegneranno con due o tre mesi di anticipo. Nelle situazioni estremamente formali le indicazioni sul dress code sono gentilmente ma palesemente indicate all’interno dalla busta, indicazioni alle quali sarete chiamati ad attenervi. Magari avete già  ricevuto un invito per le nozze di William e Kate dal Lord Ciambellano (il più importante funzionario del palazzo reale) a nome di Elisabetta II e nel farlo precisa anche il dress code: uniforme, tight o abito da città. Ovviamente per le signore è di rigore il cappello!!! Ma se le nozze non sono reali, far precedere o seguire una partecipazione di nozze da un biglietto dress code, non la trovo una cosa chic, oppure peggio ancora dare come indicazione i colori ( ho letto dress code :pink, yellow…ecc. queste sono indicazioni che la sposa se vuole darà privatamente specificando se desidera che le invitate seguano delle sfumature cromatiche con l’abbigliamento o con degli accessori).

Ci sono altri dettagli che vi possono dare indicazioni su quali abiti acquistare. La partecipazione è già un’indicazione precisa. http://www.melaniamillesi.it/?p=1079  La carta più o meno pregiata, la calligrafia più o meno elegante, i colori più o meno vivaci, vi faranno capire cosa gli sposi si attendono da voi. E’ importante però capire che nemmeno il più informale degli inviti vi consentirà di arrivare alla location indossando jeans o infradito!!!!

E’ bene ricordare che le regole del dress code sono quelle accortezze per avere uno start da cui partire nella costruzione dell’immagine dell’invitata perfetta. Poiché il mondo della moda ha delle regole, e le cerimonie nuziali sono di quei palcoscenici dove l’abito recita un ruolo e racconta molto di noi e del nostro buon gusto!

Quindi:

Niente abiti lunghi per i matrimoni di giorno, niente smoking né frac per gli uomoni.

Il total black è offensivo tanto quanto il total white.

Se la cerimonia è di mattina un bel rosa cipria, verde menta, giallo canarino celeste carta da zucchero e salmone … Si al tight (se anche lo sposo lo indossa!). Se di pomeriggio, il blu notte fa così chic che di più non si può! …o comunque sono ammessi colori di tonalità  più scure che al mattino.. Per gli uomini abito grigio scuro o blu, NO al tight ( che ricordiamo si usa per matrimoni che avranno una conclusione entro le 18)

Il capello si può mettere, se il ricevimento è di giorno.

Soprattutto se si tratta di un matrimonio religioso no a spacchi o scollature eccessive; se necessario coprite le spalle con una stola o con un cappottino.

Per le donne è bene che la scelta cada su un abito, un po’ per comodità e un po’ perché renderà più femminili ragazze e signore di ogni forma e di ogni età. Se non volete un abito o una gonna, accompagnate i pantaloni a sigaretta con un top molto importante per forma e tessuto.

La borsa è uno degli accessori con cui è meglio staccare un po’ a livello cromatico.

Scarpe? Meglio un tacco, NO allo stiletto 15!!! Ma se proprio non potete farcela optate per un sandalo basso, che abbia però un cinturino alla caviglia (NOOOO alle ciabatte!). I capelli strutturati e decorati sono riservati alla sposa, voi limitatevi ad una piega o ad un raccolto discreto.

Se una volta erano d’obbligo i collant oggi le cose sono cambiate; sono concessi solo per i matrimoni invernali o alle signore over 50. Se siete giovani pensate piuttosto ad una bella gamba abbronzata (lampade e autoabbronzanti possono aiutarvi).

La cosa più importante da ricordare è che il vostro outfit andrà bilanciato: colore dell’abito sgargiante o modello importante si accompagneranno a degli accessori discreti e sobri; un abito dalla linea semplice e dal colore tenue potrà essere impreziosito da accessori più ricercati.

Rispettate il dress code, ma evitate l’effetto camaleonte. Niente abiti a fiori per una cerimonia in giardino, né kaftani orientaleggianti per una cerimonia etnica!

Infine: rispettate le scelte stilistiche della sposa. E’ lei la più importante, e se le volete bene, informatevi. Lei gradirà. E quando il matrimonio ha un tema, prendetene spunto… Basta non esagerare!

Chiariamo subito cosa non fare, in modo da eliminare qualsiasi dubbi:

 Ad un matrimonio andranno evitati: jeans,infradito,scarpe da ginnastica,abiti di pelle con borchie,tailleaur, abiti da sera, smoking, leggings, minigonne, paillettes, stivali, maxi borse, trasparenze e scolli eccessivi,quintali di oro e gioielli a braccia, collo, mani e orecchie.

E’ risaputo che il giorno delle nozze la scena è tutta della sposa, ma è importante che anche il futuro marito sia impeccabile accanto alla sua futura metà!

La scelta dell’abito in base al tono della cerimonia e al vestito di lei (quindi andrà guidato) e l’abbinamento con gli accessori sono gli elementi indispensabili per stabilire il dress code maschile. Che, al contrario di quello femminile, è meno soggetto alla moda ma assai più rispettoso delle regole.

Vediamo insieme quali sono, a partire dall’abito, per finire con le scarpe.

Il capo-principe in assoluto per questo evento è l’elegantissimo tight. Un capo importante e formale. Adatto alle cerimonie solenni, dona subito a chi lo indossa un’aura di esclusività. E’ chiamato anche morning dress, dal momento che non andrebbe indossato oltre le 18. Il tight, quindi completo di cilindro, è la giusta scelta solo in caso di cerimonie in chiesa e con banchetto in location prestigiose, all’altezza di un tono così alto.

L’alternativa al tight, di pari livello, è il mezzo tight, perfetto per cerimonie eleganti, ma meno sfarzose. La differenza con il tight riguarda la giacca, che non prevede le balze laterali, la cosiddetta “coda”. Il panciotto, detto anche gilet, in entrambi i modelli, sarà di tinta chiara, un petto o doppiopetto.

Un dilemma per gli abiti da sposo che non siano tight e mezzo tight é dato dalla scelta del colore tra il blue e il grigio. La tradizione vorrebbe l’utilizzo del grigio antracite, una piccola apertura ai colori chiari è concessa solo per le nozze in spiaggia. In ogni caso, i tessuti devono essere i più prestigiosi. Le nobili Tasmanie, i blazon e in genere tutti i super pettinati la fanno da padrone.

– Le scarpe nere devono essere allacciate e senza impunture (le cosiddette “scarpe da cerimonia” o “da smoking”).

La cravatta (quindi per chi ha optato per l’abito) non va mai tolta, neppure durante il banchetto di nozze. Se non siete abituati ad indossarla consiglio di procedere come per abituarsi alle scarpe nuove: un paio di settimane prima delle nozze indossatene una per un’ora al giorno, anche a tavola.
– Il fazzoletto da taschino va bene se la cerimonia si svolge nel pomeriggio.
– I gemelli sono gli unici gioielli concessi allo sposo. Le mani devono essere libere: solo la fede dovrà esserne la protagonista al momento giusto.
– L’orologio è ammesso ma solo modelli discreti e classici.

ASSOLUTAMENTE VIETATO

Indossare gli occhiali da sole.
Indossare il fazzoletto da taschino ed il fiore all’occhiello: mai insieme!                                                 Togliersi la giacca durante il banchetto.

 

Il dress code della Sposa

A differenza dello sposo, per la sposa non ci sono delle regole così rigide ma allo stesso tempo utili per la scelta dell’abito giusto…  Lungo, corto, con strascico, romantico, sobrio o sensuale… l’abito è specchio dello stile della sposa scelto in base alla sua personalità per risaltarne in assoluto la bellezza… ma anche se può sembrar strano anche l’abito della sposa deve essere scelto seguendo delle regole di stile! Deve essere in accordo con il luogo della cerimonia, l’ora, la stagione, l’età e il fisico della sposa.

Il dilemma è prima l’abito o la location??

Il mio consiglio è quello di valutare cosa per voi è veramente irrinunciabile, se l’abito che desiderate fin da bambina o la location da sogno che avete visto e che volete assolutamente per il grande giorno!

Bene, se abito e location hanno lo stesso “stile” siete fortunate!!!

Perché faccio questa premessa…  Per il giorno del vostro matrimonio la location scelta diventerà casa vostra e quindi come padrona di casa dovrete “indossare” l’abito giusto!!! Se organizzate una cena elegante a casa, non credo che accogliereste i vostri amici in jeans o viceversa, organizzate pizza e patatine e vi fate trovare tutta in ghingheri!

Se non volete rinunciare all’abito da principessa, non andrete a scegliere una location agreste, ma opterete per un castello o un palazzo antico… Viceversa, se sognate una location moderna, vista mare con allestimenti minimali non dovreste scegliere un abito molto sfarzoso!

E’ ovvio che quel giorno la Sposa è la protagonista  e che le è concesso (quasi) tutto, niente e nessuno le vieterà di indossare un abito moderno in una location antica (o viceversa)… E’ solo “questione di stile” e di buon gusto!!!

Volutamente ho tralasciato il dress code per i genitori degli sposi…. Ma per loro è doveroso un articolo a parte!!!

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I Gioielli degli Sposi… Quali indossare per il “Sì”??!

Abbondare è meglio che deficere, dicevano i latini. Ma quando si tratta di gioielli per le nozze, meglio affidarsi all’insegnamento di Coco Chanel:

  “La vera eleganza non si deve vedere”!

Per il giorno del matrimonio la studiata semplicità è quasi obbligatoria: per illuminare il volto, La Sposa deve splendere, con estrema naturalezza e semplicità, di una delicatissima “luce propria” evitando di adornarsi inutilmente … Infatti, il “bon ton” sconsiglia di indossare gioielli vistosi, ma di preferire un gioiello discreto, elegante, che illumini ed incornici il viso , in sintonia con l’abito scelto… Perfetti  un paio di orecchini con diamanti o un sottile girocollo di perle o di platino; ancora meglio se si tratta di un gioiello di famiglia, tramandato da generazioni… prezioso non solo per il valore, ma soprattutto affettivo …  Valutate sempre  le caratteristiche del vostro matrimonio e selezionate fra i pezzi che più vi piacciono esclusivamente quelli che rispecchiano l’atmosfera e il look che volete creare.

Lo stile del vostro matrimonio vi aiuterà sensibilmente a restringere il campo di scelta, se vi sposerete di giorno o nel tardo pomeriggio? Sarà un grande evento o una cerimonia riservata a pochi intimi?

E’ “proibito” alla sposa indossare altri gioielli o monili di ogni sorta; pertanto, è bandito il braccialetto del Battesimo così come l’orologio della Prima comunione. Ugualmente da evitare l’orologio della maturità o della Laurea o, comunque, qualsiasi altro gioiello cui la sposa sia legata perché, magari, a lei donato in occasione importanti e significative della sua recentissima vita da nubile.

La sposa non dovrà mai indossare anelli durante la cerimonia, con una sola ed unica eccezione, data dalla possibilità di fregiare il proprio anulare con un antico anello di famiglia di cui potrebbe farle dono la futura suocera, qualche giorno prima della data fissata per le nozze, proprio perché la sposa possa indossarlo durante la cerimonia. Si tratterebbe infatti, in questo caso, di rispettare un’antica tradizione del passato che aveva lo scopo di segnalare a tutti, in modo evidente ed inconfutabile, che la giovane sposa, in virtù di questo dono, entrava “di diritto”a far parte del patrimonio della famiglia acquisita al fine, però di garantire, la perpetuazione della discendenza.

Al giorno d’oggi, si è ormai persa questa tradizione e sono ormai quasi del tutto scomparsi i gioielli di famiglia,  ma il fidanzato dona alla sua amata un gioiello che, sebbene non rappresenti nella maggior parte dei casi il prezioso ed antico monile tramandato di generazione in generazione è comunque un gioiello importante, non solo dal punto di vista economico ma soprattutto simbolico ed è il tanto atteso (dalla fidanzata!) anello di fidanzamento, per il quale è importante sapere  la simbologia della pietra per esso scelta:

– Il Rubino: simbolo di devozione e rispetto;

Lo Smeraldo: simbolo di speranza;

Lo Zaffiro: che equivale ad imperituro amore;

– Il Brillante: emblema di un vincolo di amore eterno.

Per quanto possa essere unico e meraviglioso, il vostro anello di fidanzamento  andrà indossato SOLO dopo la cerimonia e all’anulare destro, prima mani e polsi vanno lasciati completamente liberi per dare maggiore risalto alla fede nuziale!

La sposa non deve eccedere, per la cerimonia religiosa o civile, nello sfoggio di troppi gioielli, il gioiello per eccellenza quel giorno è la fede e si rischierebbe di “oscurarla”!!

Ma per il ricevimento di nozze,  può esibire anche altri gioielli come per esempio un collier, un bracciale o dei pendenti  purchè  siano in sintonia con l’eleganza e lo stile del grande giorno.

Insomma, pochi ma buoni e con qualche attenzione per le (poche) norme di galateo rimaste:

Regola 1: assolutamente VIETATO l’orologio!!! La Sposa non lo indossa mai, quel giorno il tempo è tutto suo!!!!

Regola 2: non tutto insieme. La tradizionale parure composta da bracciale, collier e orecchini coordinati, per quanto preziosa o di famiglia, non è adatta per un matrimonio religioso: limitatevi a scegliere uno dei tre pezzi, o al massimo due se l’abito è DAVVERO molto semplice.

Regola 3: pendenti ma non troppo. Anche con un’acconciatura raccolta che lascia scoperte le orecchie, i pendenti troppo lunghi sono da evitare: molto meglio il classico punto luce o al massimo una monachella.

Regola 4: perle o non perle? La tradizione popolare le sconsiglia perché “portatrici di lacrime”. Ma se non siete superstiziose, nulla vi vieta di indossarle al collo o alle orecchie: il classico girocollo di perle è da sempre un must di sobria eleganza. Gioielli più importanti, come il collare a tre o più fili, la treccia o la collana graduata, sono invece riservati ai matrimoni di rango. Il filo di perle è ancora il gioiello classico della sposa, simbolo di eleganza e di stile, specie da quando Jacqueline Bouvier lo indossò nel giorno del suo matrimonio con John F. Kennedy, ed è tra i pochi gioielli permessi il giorno delle nozze, che si è sempre portato nonostante la credenza che le perle portino lacrime, forse con ragione, ma di gioia.

Ma le Perle meritano una parentesi a parte con qualche curiosità…  Un po’ di storia

Le gemme della sposa sono sempre stati i diamanti e le perle. Le perle, soprattutto, costituivano, specie a Venezia, l’ornamento più ambito dalle spose (Ecco da dove “lacrime di gioia”) che si ornavano il capo (con “drezze”, coroncine intrecciate di perle) e la scollatura (con lunghissimi “vezzi” a più giri), con un’ostentazione tanto sfrenata da preoccupare il Senato. Tanto che nel XV e nel XVI secolo, si decretarono addirittura leggi per contenere il lusso sfrenato che le riguardava e si stabilì fosse concesso un solo vezzo dal giorno del matrimonio fino allo scadere del primo anno di nozze. Nel Settecento una delle cerimonie del matrimonio riguardava “l’esibizione delle perle”: qualche giorno prima delle nozze la madre dello sposo, o la parente più stretta, presentava alla sposa il vezzo di perle che lei avrebbe dovuto portare per un anno intero. Chi non poteva permettersi di comperare questo “indispensabile” ornamento, lo affittava per un anno, anche se il nolo era carissimo (ecco da dove “lacrime di dolore”) in modo che per le nozze l’onore della famiglia fosse salvo!!!!

Pettinatura, abito e trucco aiutano a scegliere i gioielli …. E secondo il galateo:

Abito scollato. Potete indossare orecchini leggermente pendenti senza collana oppure scegliere una collana di lunghezza media con un pendente, abbinando orecchini molto semplici e minimali, come i punti luce con diamante.

Abito con uno scollo appena accennato. Scegliete un girocollo in oro bianco o rosa oppure il classico filo di perle, magari con una chiusura gioiello.

Abito accollato o décolleté ornato con motivi vistosi (pizzi, ricami, ecc. ). In questo caso lasciate il collo nudo e puntate su orecchini preziosi come boule in oro e diamanti o punti luce.

Abito decorato con pietre o perle. Bando a qualsiasi altro luccichio. Non indossate alcun gioiello e lasciate il posto d’onore all’abito.

Abito colorato, pregiato, magari firmato, ma non ottocentesco, potrete osare di più con la gioielleria. Fermo restando il consiglio di non eccedere, potrete portare una collana un po’ più appariscente, magari in tono con la tipologia del vestito. Se la vostra acconciatura è semplice e magari avete i capelli lunghi lasciati sulle spalle, degli orecchini leggermente più vistosi non daranno nell’occhio.

– Capelli lunghi. Se volete indossare gli orecchini con la chioma sciolta, sappiate che verranno nascosti dai capelli. Puntate comunque sulla luminosità piuttosto che sulla lunghezza dell’orecchino.

Nessun bijoux. Gioielli piccoli, discreti e severamente in oro e pietre preziose originali!!!

Per i capelli, L’uso del diadema è consentito solo se si tratta di un antico gioiello di famiglia.  Sia che decidiate di indossiate o no un velo, gli strass o le perline applicati alle forcine per i capelli sono un modo alternativo per personalizzare il vostro look. I fermagli o gli spilloni invece sono perfetti per le spose moderne.

 

I Gioielli per Lo Sposo… Pochi ma buoni!!!!

Sì all’orologio da polso, nei modelli più classici, dev’essere molto elegante, in metallo, preferibilmente non in oro. Molto raffinati anche i cinturini in pelle che esaltano il pregio del quadrante, qualora sia di particolare valore.

Simpatica anche la soluzione dell’orologio da taschino soprattutto se si tratta di un gioiello di famiglia. Se ben portato, infatti, dona un tocco di eleganza retrò, ma l’abbigliamento deve esserne all’altezza, molto raffinato nel caso del tight o un abito spiritoso, ma sempre elegante. Assolutamente si ai gemelli da polso basta che siano discreti… nonché ad un sobrio fermacravatta (meglio se in oro bianco o con classica perla), ma lo consiglio se l’abito è il tight, altrimenti meglio puntare su di una bella ed elegante cravatta, magari che si intoni con i colori del matrimonio!

Sono inoltre banditi tutti gli altri tipi di gioielli compresi gli orecchini, i braccialetti, le collane e tutti i tipi di anelli ritenuti veramente “out”, a meno che, nei matrimoni che contano, non si tratti di un anello con lo stemma che identifichi un’appartenenza a un nobile casato: in quel caso … “noblesse obblige”.

Curiosità…. Si è ormai consolidata una piacevole usanza che vuole che i futuri sposi si scambino, prima delle nozze, un dono che simboleggi il proprio pegno d’amore. Perciò un’idea carina potrebbe proprio essere quella di fare dono al proprio promesso, di almeno uno dei gioielli “ammessi”…

Ma il gioiello per eccellenza per Sposo e Sposa il giorno delle Nozze è senza dubbio la Fede…

Ma ho già parlato su come scegliere quelle più adatte a Voi, (http://www.melaniamillesi.it/?p=836)  qui vorrei raccontarvi un po’ di storia….

Già i matrimoni dei Romani (…e si crede anche degli egizi ancor prima) culminavano con lo scambio dell’anello, che per la sua struttura circolare rappresentava la perfezione e l’eternità dell’amore, senza inizio e senza fine, proprio come un cerchio. Antica è anche l’usanza di indossare la fede all’anulare sinistro, poiché si credeva ospitasse la vena amoris, congiunta direttamente al cuore. La forza di questi simboli li ha fatti giungere immutati fino ai nostri giorni, rendendo breve la vita di altre usanze, come quella medievale di donare alla sposa una cintura, emblema di castità, o quella del ‘600 di indossare la fede matrimoniale al pollice. Il galateo odierno prescrive che sia lo sposo o la sua famiglia a donare le fedi nuziali.

Nei paesi del nord Europa, invece, la vera si porta sulla mano destra. Nel medioevo le giovani spose avevano l’abitudine di annodare alla fede nuziale un filo dei propri capelli e uno del futuro sposo allo scopo di garantirsi amore eterno e fedeltà.

“Tutti pongono l’essenza del contratto di matrimonio in un piccolo pezzo d’oro che chiamano thali, che lo sposo attacca al collo della sposa e quest’usanza corrisponde a quella dell’anello in Europa”. Questo scriveva nella seconda metà del ‘600 l’eclettico avventuriero veneziano Nicolò Manucci nella sua “Storia do Mogol”, evidenziando quanto l’usanza indiana di donare un gioiello d’oro a suggello del matrimonio era una tradizione già ben radicata. In Tamil Nadu, nell’India meridionale, gli elaborati thali erano, e sono, infatti, i monili matrimoniali per eccellenza che indicano lo status coniugale.

Al Settecento, invece, risale la consuetudine di incidere all’interno della vera il nome degli sposi e la data del matrimonio.

Ma fin dai tempi dell’antica Grecia l’anello costituisce anche il dono che corona il fidanzamento, mentre è nel Rinascimento che il diamante, simbolo di incorruttibilità, si impone come la gemma del pegno d’amore e l’anello di fidanzamento diventa più prezioso della fede. Anche oggi il galateo suggerisce il diamante nonostante molte celebri eccezioni, come l’anello con rubino regalato dal re Vittorio Emanuele III alla futura regina Elena o l’anello con zaffiro donato da Carlo a Lady Diana.

Solo una regola è rimasta rigidamente immutata, ed è quella che impone di indossare anelli all’anulare sinistro solo quando indicano un legame sentimentale; se si è sposati il primo anello deve essere la fede e, a seguire, l’anello di fidanzamento; quest’ultimo può essere spostato sulla mano destra solo se la sinistra è occupata dalla fede.

Vorrei infine dire che Il valore di un gioiello non dipende solo dalle pietre e dal metallo con cui è composto: dipende dalla maestria artistica di cui è espressione e, soprattutto, dal significato che gli si attribuisce. Più di ogni altra cosa, il gioiello viene usato come simbolo di sentimenti, di promesse, di momenti magici della vita di cui si vuole fissare il ricordo. La scelta, quindi, non può essere casuale o superficiale, ma va fatta con amore, creatività e competenza: tre fattori essenziali del “galateo” della vita.

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Il Corteo Nuziale… Sapete come si “deve” entrare in chiesa??!!

L’ ingresso della sposa in chiesa è il primo dei momenti più emozionanti nel giorno delle nozze; segue poi il momento in cui si pronuncia il fatidico “sì” e infine lo scambio delle fedi.
Come per ogni dettaglio anche qui il galateo impone delle regole, legate anche alla buona educazione. Per esempio gli invitati non devono fare ritardo. Si devono ritrovare sul sagrato qualche minuto prima e aspettare (nei diversi modi che vedremo) l’arrivo della Sposa che dovrebbe presentarsi massimo un quarto d’ora dopo l’orario fissato per la cerimonia. Ma se sono solo 5 minuti è meglio ed anche più elegante.

Per l’ingresso in chiesa esistono quattro diverse varianti, ognuna delle quali va scelta a seconda del tono che si vuole dare all’intero evento…

Entrata in coppia

Nel nuovo rito del matrimonio cattolico è prevista questa entrata in chiesa, adottata da molte parrocchie: lo Sposo aspetta la Sposa sulla porta della chiesa, le offre il bouquet e insieme, da soli, si incamminino verso l’altare dove li attendono il sacerdote e i testimoni. In alcuni casi può essere il sacerdote ad attendere gli sposi sulla porta della chiesa e ad accompagnarli all’altare, precedendoli a mo’ di guida.Questa soluzione viene scelta per le coppie in età non proprio “giovanissima”, oppure quando per motivi vari uno dei genitori o entrambi non possono accompagnare il proprio figlio…

Lo Sposo che aspetta fuori dalla chiesa

Il padre aiuta la Sposa a scendere dalla macchina, le farà il baciamano e l’accompagnerà fin sul sagrato. Prima dell’ingresso, la tradizione vuole che i futuri coniugi si scambino un saluto con un cenno degli occhi, lui le dona il bouquet  e che lei scelga il fiore più bello da appuntare sulla giacca di lui.
Dopo lo Sposo entrerà in chiesa con la madre (che deve stare alla sua sinistra), poi i paggetti, la Sposa al braccio del padre (il quale sta alla sua destra) e le damigelle. All’ingresso della Sposa i parenti devono essere già dentro e disposti rispettivamente a destra per lui e a sinistra per lei. Giunti all’altare ci sarà un “passaggio di consegne”: è il gesto simbolico con cui il padre consegna al futuro genero la figlia.

Questa soluzione è molto usata, ma è tra le più caotiche… Tra l’emozione generale di tutti, spesso si creano situazioni di confusione nel momento subito prima che gli Sposi entrino, perché questi si ritrovano fuori dalla chiesa ad aspettare che tutti abbiano preso posto, aggiungerei, non sempre ordinatamente ed in silenzio, rovinando l’arrivo all’altare!!!

Corteo Solenne

Lo Sposo aspetta la futura moglie insieme ai parenti più stretti di entrambe le famiglie e, al suo arrivo, l’aiuta a scendere dalla macchina, le fa il baciamano e le consegna il bouquet. A seguire le persone si dispongono secondo una sequenza predeterminata:

1.- Paggetti (che potranno sia precedere sia seguire la Sposa. Dopo a metà del percorso tra l’entrata e l’altare spariscono dietro i banchi e si prepareranno per la consegna delle fedi.)
2.- La Sposa al braccio sinistro del padre,
3.- Damigelle d’onore (se ci sono),
4.- Sposo con la madre
5.- Madre della Sposa con il padre dello Sposo (a sinistra il padre dello sposo),
6.- Testimoni in coppia,
7.- Fratelli degli sposi,
8.- Parenti più vicini e gli amici intimi della coppia

Tutti gli altri invitati sono già dentro la chiesa.

Questa soluzione, molto più formale, viene usata per i matrimoni dei nobili o reali!

Corteo Classico o Anglosassone (il più diffuso… ed aggiungo ordinato!)

Lo Sposo entra in chiesa qualche minuto prima dell’inizio della cerimonia, accompagnato dalla madre, dietro di lui entrano i testimoni e tutti gli invitati. Un’altra variante ( più carina!) prevede che tutti gli invitati entrino per primi, poi i testimoni e per ultimo lo Sposo con sua madre, magari con un accompagnamento musicale…  In entrambi i casi si attenderà l’arrivo della Sposa sull’altare, la quale, al braccio del padre, fa il suo ingresso accompagnata della marcia nuziale e da un piccolo corteo composto dai paggetti che la precedono e dietro le damigelle, che si occupano dello strascico o velo.

Tranne che per l’ingresso in Coppia, una volta arrivata all’altare la Sposa si posizionerà a sinistra. Il padre della Sposa dopo aver stretto la mano  allo Sposo, offrirà il proprio braccio alla consuocera e accompagnerà quest’ultima al suo posto, prima di dirigersi al posto a lui assegnato. È a questo punto che la cerimonia potrà iniziare!

Pillole di Galateo…

Un grande dubbio riguarda su quale braccio le dame – sia la Sposa che le mamme – appoggeranno la loro mano per entrare in chiesa. Le signore lo faranno appoggiate al braccio destro dell’uomo, mentre solo la Sposa entrerà alla sinistra del padre ed uscirà alla destra dello Sposo. Sappiate che l’ingresso della Sposa alla destra del padre (anziché alla sinistra) è riservato solo per gli ufficiali in alta uniforme!

Anche l’uscita dalla chiesa prevede un corteo:

Corteo d’uscita classico dove gli sposi escono per primi, seguiti da paggetti e damigelle, dal padre della Sposa con la madre dello Sposo, dal padre dello Sposo con la madre della Sposa e infine dai testimoni. Tutti gli altri invitati saranno già riuniti ordinatamente all’esterno per il rituale lancio del riso e le felicitazioni.
Corteo d’uscita informale, aprono il corteo di uscita i genitori degli Sposi seguiti da parenti e amici. Terminate le formalità giungeranno i testimoni e poco dopo gli Sposi, lei a destra e lui a sinistra, per essere sommersi da una pioggia di riso e felicità, da baci e abbracci, da commozione e sorrisi.

Una parentesi va aperta per i paggetti e le damigelle!

Nell’antica Roma era usanza che gli sposi fossero accompagnati da damigelle e paggetti in onore di Venere, dea dell’amore,  e per propiziare la nascita di una prole numerosa e in salute.

Dovrebbero essere due o quattro e vanno scelti, tra i figli di parenti ed amici, con un’età compresa tra i quattro e i dieci anni. Per le damigelle e i paggetti esistono dei compiti ben precisi: ai paggetti le fedi, alle damigelle i fiori.

Le damigelle indossano abiti morbidi che abbiano un legame con quello nuziale: per tessuto e/o colore, o col tema e colori del matrimonio. Per i paggetti consiglio abiti colore pastello con pantaloncini all’inglese. La camicia è rigorosamente bianca. La damigella apre il corteo nuziale tenendo in mano un cestino con petali di fiori o un bouquet e viene accompagnata da un paggetto al quale viene affidato il cuscino con le fedi.

Uno sguardo alla tradizione americana!

C’è un’altra formula dove le damigelle secondo la tradizione americana fanno l’ingresso come segue: aprono il corteo ed entrano in fila una per una oppure se sono in numero pari entrano a coppie, se dispari, una da sola apre il corteo e le altre la seguono in coppia, possono anche fare coppia con i cavalieri d’onore entrando prima dalla Sposa. Spesso Damigelle e Cavalieri d’onore sono gli stessi testimoni di nozze!
Qualsiasi sia il corteo scelto ricordarsi SEMPRE che….

La Sposa deve camminare lentamente, spalle dritte e bouquet tenuto con la mano sinistra più o meno all’altezza del fianco. Sguardo in avanti senza vedere nessuno, occhi solo per lo Sposo (meglio fare una prova giorni prima)!!!!. Una variazione che riguarda la Sposa accompagnata dal padre, invece di camminare una sotto il braccio dell’altro si può fare con la Sposa che regge con entrambe le mani il bouquet e il padre le poserà la mano sinistra sul braccio destro, tra il polso e il gomito. La Sposa sarà più avanti del padre di un passo e il loro camminare sarà in ogni modo coordinato e a tempo.

Qualora non ci si rivolga alla Wedding Planner, la quale avrà la gestione della cerimonia  e quindi dell’organizzazione del corteo nuziale scelto, conviene sempre nominare tra i parenti o gli amici stretti, un “supervisore”, una sorta di regista, che controlli l’andamento della cerimonia. Troppe volte si vedono disastri dove sono i fotografi a gestire l’ingresso in chiesa!!!! (ORRORE!)

Esiste un aspetto rituale, per il quale torna utile il galateo, che va seguito onde evitare che la cerimonia si trasformi in un’occasione di caos.

 Ma ricordiamoci sempre che la tradizione è meravigliosa, ma dare un tocco di noi stessi è ancora meglio… sempre con sobrietà!!!!

 

 

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La Torta Nuziale o Wedding Cake… Tra storia, tradizione e curiosità!

La Torta Nuziale, altrimenti chiamata WEDDING CAKE, ricopre sempre più il ruolo di co-protagonista: la sua maestosità, ed il suo stile sempre più ricercato ed accattivante, la rendono un’ incredibile sorpresa per tutti gli invitati! Quando i promessi sposi devono scegliere una torta bisogna che tengano conto di alcune importantissime sfumature: il tema e lo stile del matrimonio, i colori dominanti, i gusti e le preferenze perché questa deve riflettere la coppia e  rappresentarla.

I matrimoni sono sempre stati festeggiati da tutte le civiltà con simboli rappresentativi di ricchezza e fertilità, ed è proprio da questi antichi simboli che traggono origine le torte nuziali come le conosciamo oggi.

La Torta delle nozze degli antichi greci…

Tornando indietro alle testimonianze storiche troviamo che fin dai tempi degli antichi greci, impastavano torte diverse con miele e farina, chiamate genericamente plakuntes o pemmata. Durante il banchetto nuziale si offriva un dolce di sesamo e miele. Una porzione veniva data alla sposa insieme a un dattero e a una mela cotogna, simboli di fertilità.

 …e dei romani

Dopo secoli di ricette molto semplici, la cucina romana a partire dall’età augustea cominciò a divenire estremamente raffinata anche se ovviamente con sapori molto diversi dai nostri moderni, ma apprezzabile come avanzamento gastronomico. L’immagine più efficace di quei banchetti è descritta nel celebre episodio della cena di Trimalcione contenuta nel Satyricon di Petronio, in cui si descrive anche una torta a forma del dio itifallico Priapo che tiene in grembo della frutta. Anche i dolci romani erano essenzialmente a base di miele: lo zucchero, infatti, arrivò in Europa solo intorno all’anno mille, portato dagli arabi che lo compravano in India e il suo uso si diffuse però solo in seguito alla colonizzazione delle Americhe.

Durante i matrimoni i romani erano soliti regalare un dolce a base di orzo, che lo sposo spezzava con le mani per poi cospargere il capo della moglie con le briciole, poi mangiate dagli invitati: un rito che rimanda al defloramento della vergine, alla sua sottomissione e all’augurio di una prole numerosa.

 La torta matrimoniale del Medioevo

È nel Medioevo che nasce “la torta alta”, creata assemblando piccoli pani o biscotti portati dagli invitati durante il banchetto. Più alta era la montagna creata da questi pani, più alto il numero di persone vicine agli sposi. Esistono testimonianze di banchetti in Inghilterra dove i pasticceri dell’epoca erigevano dei veri e propri muretti, che venivano “glassati” con lardo per tenerli meglio insieme: se gli sposi riuscivano a baciarsi sporgendosi sopra questo singolare ostacolo senza farlo cadere, questo era segno di buon auspicio. Pare che nel XVII secolo uno chef francese in visita riportò in patria il concetto della pila di piccoli pani dolci, avendo, però, la geniale idea di legarli con del caramello e dando così vita al primo“croquenbouche”. Ancora oggi in Francia l’ultimo piano delle torte nuziali è costituito da un piccolo croquenbouche (montagna di bignè).

 … e nel ‘600??!

Dal Seicento nei paesi anglosassoni si diffuse la “bride’s pie”, una semplice crostata della sposa, non necessariamente dolce, anzi più spesso a base di frattaglie, ostriche e spezie, che nascondeva un anello di vetro, la donna che l’avesse trovato nella sua fetta sarebbe stata la prossima a maritarsi (un’ antica versione dell’attuale rito del lancio del bouquet) e le cui briciole venivano distribuite agli ospiti celibi e nubili perché messe sotto il cuscino avrebbe fatto apparire in sogno i futuri consorti.

 La torta bianca dell’800…

Le torte nuziali con copertura bianca che si diffusero nell’Ottocento sono legate proprio al concetto di torta della sposa e il loro candore non solo rimanda alla sua purezza virginale, ma anche al benessere della sua famiglia di origine: lo zucchero raffinato era ancora costoso, quindi più chiara era la torta, più ricca era la sua dote. Il nome “royal icing ” (ghiaccia reale) deriva proprio dalla bianca torta nuziale della regina Vittoria, che recandosi all’altare vestita solo di bianco lanciò anche la tradizione del classico abito da sposa. Durante il banchetto furono offerti molti dolci, ma la torta principale misurava quasi tre metri di diametro e pesava 140 chili. Sulla sommità ospitava la figura della dea Britannia, della regina e del consorte, il principe Alberto, in costume romano, e ai loro piedi un cane (simbolo di fedeltà) e due colombi (simbolo di amore coniugale). Un amorino che scrive su un cartiglio la data delle nozze (10 febbraio 1840), allegri cupidi e mazzi di fiori legati nel nodo dell’amore da candidi nastri decoravano il resto della torta.

La torta a più piani…

I canoni simbolici dell’odierna torta di matrimonio, sono nati invece alla fine dell’Ottocento nei paesi anglosassoni. La forma circolare, rappresenta la protezione celeste evocata sugli sposi, così come l’anello simboleggia una promessa senza fine. Le alzate che sorreggono i vari piani, o gli strati che si sovrappongono l’uno all’altro, sono una sorta di scala della vita coniugale, dove gli sposi affrontano insieme un cammino fatto di gioie e difficoltà. I cigni, in genere posti sulla sommità, identificano il legame monogamico

Ecco che ha origine la torta a più piani come la conosciamo oggi: la prima completamente edibile, costruita usando dei pilastri di sostegno e solida ghiaccia per tenere la struttura in piedi; gli altri strati invece erano finti, fatti di carta spessa, assemblati con dello zucchero sciolto e coperti con la ghiaccia. Si diffusero presto le torte a tre strati, il cui il top veniva chiamato “christening cake” e conservato per essere distribuito durante la celebrazione del battesimo del primogenito. Il taglio della prima fetta era il primo dovere espletato congiuntamente da marito e moglie come coppia ufficialmente sposata. Servirsela a vicenda, un ulteriore simbolo dell’impegno appena intrapreso.

In Italia fino alla prima metà del ‘900 la tradizione della torta nuziale non ha destato grandi consensi, perché i matrimoni più “in” dell’epoca (quelli regali o di alta rappresentanza) terminavano con un semplice dessert. Ma dagli anni cinquanta questo tipo di dolce è diventato “il simbolo” dei festeggiamenti d’ogni classe sociale ed ha cominciato ad essere unanimemente considerata un complemento addirittura irrinunciabile per ogni matrimonio che si rispetti!!

Due sono i requisiti fondamentali di una Torta Nuziale : l’ottima qualità e la bellezza scenografica.

La torta viene portata nella sala del ricevimento dai camerieri ancora intera perchè tutti la ammirino!

Le prime porzioni vengono distribuite dalla sposa: la prima viene data allo sposo e simboleggia la scelta di rimanergli accanto per tutta la vita. Le successive porzioni vengono consegnate nell’ordine alla suocera, poi alla mamma, al suocero, al padre e ai testimoni simboleggiando così l’acquisizione del ruolo di padrona della nuova famiglia. Quindi i camerieri portano via la torta e provvedono a spartire e distribuire le altre porzioni.

Mille e una torta…

I modelli-base seguiti dai pasticceri per confezionare le torte nuziali sono davvero svariati. Ecco quelli più diffusi:

la torta a piani: è la più famosa, e soprattutto la più scenografica. In genere i piani sono 3 o 5. Le più esagerate possono raggiungere anche i 7 piani. Questi piani sono composti da più torte sovrapposte fra di loro grazie a una struttura apposita;

a piramide o “all’inglese” : cubi o cilindri sovrapposti, decorati con festoni che donano uno stile tipicamente neoclassico; è un modello di torta tipica della tradizione anglosassone;

all’americana: è la torta a più piani in pan di spagna ricoperta da pasta di zucchero: una vera e propria scultura glassata;

a “cappelliera”: è a tre piani e tonda, ma più bassa perchè si sviluppa in superficie: può avere un diametro anche di un metro e mezzo;

monopiano: è appunto a un solo piano e può essere grandissima. Il fatto che sia piana lascia grandissimo spazio alla fantasia per quanto riguarda le decorazioni

torte monoporzione: si tratta di una tradizione importata dagli Usa: la torta originale viene riprodotta in miniatura in tanti esemplari. Se ne consegna una ad ogni invitato oppure le si inviano a coloro che non sono potuti intervenire al ricevimento.

 

Decorazioni

Una volta scelto il tipo di torta si danno le indicazioni al pasticcere in base alle proprie preferenze per quanto riguarda colori,

ingredienti e decorazioni di vario genere. Lasciate anche un margine di libertà alla fantasia del pasticcere: se l’avete ben scelto siete alle prese con un autentico artista che non deluderà le vostre aspettative.

I metodi di decorazione sono anch’essi i più svariati, ma una delle tecniche più diffuse è realizzare delle torte a base di Pan di Spagna e crema chantilly ricoperte di panna.

Un’altra alternativa molto scenografica oltre che gustosa è la torta alla frutta, con la superficie ricoperta di frutti preferibilmente rossi come fragole e frutti di bosco. Inoltre le torte nuziali sono tradizionalmente decorate con fiori…

 

Il metodo più diffuso nella tradizione anglosassone, ma che ha preso piede anche dalle nostre parti, è decorare la torta nuziale con il fondant o pasta di zucchero. Con questo composto si ricopre interamente la torta: è possibile creare vere e proprie sculture.

Intramontabili le sagome degli sposini. Ormai l’ironia e la goliardia si sono impadronite anche di questa usanza, che può essere reinterpretata con molta originalità. Anzi, se non avete intenzione di spendere cifre da capogiro per una torta faraonica, puntate ad arricchirla proprio con il particolare delle due figurine degli sposi poste sulla cima o accanto alla torta!

Insomma, largo alla fantasia nella maniera più assoluta: come avrete ben capito in una Torta Nuziale l’impatto visivo è la cosa più importante!!!!

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I grandi protagonisti delle Nozze…. …I Fiori…

Sempre presenti nelle grandi storie d’Amore i Fiori sono gli unici “gioielli” consentiti dal Galateo nel giorno delle nozze.

Curiosità:  sapete perché i Fiori d’Arancio vengono associati al Matrimonio? Ecco la risposta: secondo una leggenda, un giorno un re spagnolo ricevette in dono da una bellissima fanciulla un albero d’arancio che fece piantare nel giardino del castello. Durante una visita, un ambasciatore chiese al re se potesse regalargli un ramoscello ma il sovrano rispose che non voleva dare a nessuno la sua preziosissima pianta. Di fronte a quel rifiuto, l’ambasciatore chiese al giardiniere del palazzo di spezzare un ramo dall’albero e darglielo: l’uomo esaudì la richiesta dell’ambasciatore e fu ricompensato con 50 monete d’oro, con le quali poté, finalmente, dare una dote alla propria figlia permettendole, così, di essere corteggiata e data in sposa. La ragazza trovò finalmente marito e il fatidico giorno decise di adornarsi i capelli con un ramoscello di fiori d’arancio così da rendere omaggio alla pianta che le aveva dato la possibilità di sposarsi ed essere felice. Da quel momento in poi il profumatissimo fiore di zagara fu associato al matrimonio.

 

Ma sapete davvero qual è il significato di ogni singolo fiore? E se il vostro fiore preferito invece non fosse adatto?

Il linguaggio dei fiori è un metodo di comunicazione antichissimo: nel corso dei secoli, leggende, poeti, studiosi hanno attribuito, a seconda del tipo, del colore e della varietà, un significato ad ogni singolo fiore e da sempre sono stati utilizzati per esprimere emozioni e sensazioni a seconda delle situazioni.
Anche voi quindi, per evitare di sbagliare, consultate il dizionario dei fiori, cercate il vostro fiore preferito per scoprirne il significato.

Imparare i diversi significati dei fiori che piacciono è un elemento che può influenzare la decisione, magari volendo esprimere determinati sentimenti attraverso il “linguaggio dei fiori” o per il significato che hanno per ogni coppia.

Esistono alcuni fiori classici da matrimonio con cui non si sbaglia. Si tratta di: rose, peonie, mughetto, ortensie, orchidee e calle. Non significa che bisogna avere necessariamente uno di questi fiori, ma sapere che questi classici rappresentano una scelta sicura può essere d’ aiuto nella decisione. I fiori per il matrimonio possono essere semplici o elaborati a seconda del tipo di matrimonio programmato. In ogni caso dovrebbero conferire una certa personalità e dare l’impressione di essere stati creati appositamente per la sposa

Stabilire il Budget. Prima di entusiasmarsi troppo, fate i conti!  Alcune decorazioni floreali potrebbero non risultare realistiche una volta stanziata una somma per tutto il resto; è quindi una buona idea sapere quanto si vuole  spendere per i fiori prima di farsi troppe illusioni.

Inserire alcuni fiori nell’elenco degli “irrinunciabili”, considerate il colore dei fiori che ne costituisce un elemento importante nella scelta. I colori scelti dovrebbero completare l’abito da sposa e il tema del matrimonio. Considerate la stagione, essa svolge un ruolo importante nella scelta, soprattutto se si è attenti al budget. I fiori non di stagione, invece, possono essere importati, con un aggravio considerevole dei costi e delle difficoltà.

Alcuni tra i fiori più conosciuti e popolari sono indicati accanto alla stagione di riferimento qui sotto (considera che potrebbero esserci variazioni in base alla regione e al clima, a seconda della parte del mondo in cui vivi):

Fiori primaverili: amarillide, anemone, narciso, fresia, gerbera, mughetto, orchidea, ranuncolo, stephanotis e pisello odoroso.

Fiori estivi: anturio, garofano, crisantemo, gipsofila, giglio, magnolia, peonia, rosa e girasole.

Fiori autunnali: agapanto, aster, clematide, margherita, ortensia, passiflora e garofano.

Fiori invernali: camelia, euforbia, iris, nerine, viola del pensiero, stella di Natale, bucaneve, tulipano.

Fiori per tutto l’anno: Agapanthus, calla, garofano, gipsofila, orchidea, rosa e tulipano (sconsigliato d’estate).

Siate consapevoli del fatto che non esistono scelte giuste o sbagliate quando si tratta di scegliere i fiori per il matrimonio. È una scelta del tutto personale, poiché le proprie preferenze costituiscono l’elemento più importante, unitamente a una conoscenza di base (vedi in alto!) di quello che si abbina bene in relazione al tema scelto e al budget. DOVETE aspettarti dei consigli utili da un bravo fiorista o allestitore di conseguenza preparatevi a porre molte domande e a sottoporgli le vostre idee una volta raggiunta questa fase. Non ostacolarli riguardo ai costi, siate oneste se non potete  permettervi molto; in questo modo lo aiuterete  a cercare fin da subito alternative meno costose, ma ugualmente graziose. Utilizzando i fiori costosi con moderazione, ad esempio solo per il bouquet da sposa. I centrotavola vengono presto sommati al totale. Se il budget è limitato, considerate la possibilità di trovare centrotavola meno elaborati per ridurre i costi.

Il bouquet della sposa  è di fondamentale importanza per  il giorno delle nozze. Famoso è il suo significato simbolico: infatti alla fine della cerimonia esso verrà lanciato tra le invitate nubili, e chi lo riceverà la tradizione vuole che si sposerà entro l’anno. Il galateo vorrebbe che fosse acquistato dallo sposo e consegnato alla sposa la mattina stessa delle nozze, ma (per fortuna!) questa tradizione si è persa, questo perché si tratta della decorazione floreale più personale per il matrimonio e MAI risparmiare sul bouquet! Per  la tradizione il bianco è ancora il colore più popolare, ma al giorno d’oggi sono utilizzati molti colori diversi per la sposa e le damigelle, dai delicati colori pastello come il rosa pallido fino ai colori intensi e vivaci come il rosa shocking, il bordeaux e il violetto. Infine, la scelta dei fiori per il bouquet dipende da quello che si vuole, dallo stile dell’abito, dall’ altezza e dal tema del matrimonio. È consigliabile non finalizzare il bouquet prima di aver scelto il vestito… Esistono diversi tipi di bouquet, tra cui rotondo, a goccia, a fascio, a mezzaluna, a mazzolino e a cascata.

I fiori per la chiesa o altro luogo di celebrazione del matrimonio possono essere collocati alla fine delle panche, sull’altare, sui gradini del coro, sui davanzali, attorno ai candelabri, ecc. Nella maggior parte delle chiese l’esposizione dei fiori deve essere notevole per risultare efficace all’interno dello spazio enorme della chiesa. Se si ha un budget ristretto è meglio concentrare le decorazioni sull’altare principale e vicino all’inginocchiatoio…

L’ufficio di stato civile o il comune potrebbero essere meno disposti ad accettare i fiori, ma vale la pena domandare se si può portare una decorazione floreale particolare…

Per i partecipanti alle nozze, il galateo prescrive, nei matrimoni formali, il garofano bianco o la gardenia sulla giacca del tight o dell’abito scuro del padre che accompagna la figlia all’altare, cosi come all’occhiello dello sposo, dei testimoni e dei parenti degli sposi, in quelli meno formali, basta un fiore a tema all’occhiello del padre della sposa, dello sposo e dei testimoni… Ma sarebbe carino mettere un cesto con delle boutonniere fuori dalla chiesa per tutti coloro che volessero indossarle…

Ma oggi si è sempre più esigenti ed attenti ai dettagli e per chi ha un budget più alto il “solo” fiore non basta più, si tende sempre di più a personalizzare il proprio matrimonio ed in questi casi ai fiori si abbinano gli allestimenti e/o scenografie…

Creare un progetto speciale intorno al giorno delle nozze attraverso giochi di suggestioni ed atmosfere: questo è il segreto perchè il giorno delle nozze si trasformi in un’esperienza unica e indimenticabile per gli sposi e gli ospiti. Gli elementi floreali insieme alle luci, ai tessuti, ai decori creano un sottofondo persistente, che lascia una personale impronta di sé. Composizioni floreali galleggianti, scenografie di fiori e candele, pioggia di petali e cristalli, lanterne sospese, luci, tavole apparecchiate, candelabri e archi… : l’atmosfera è fatta di percezioni fuggevoli e sensazioni magiche che rimangono a lungo nel ricordo degli invitati.

La realizzazione di un’ambientazione è il lavoro più difficile, l’abbinamento di particolari, la progettazione degli spazi e dell’illuminazione, lo studio dei dettagli, la combinazione di elementi diversi,divani, cuscini colorati, tappeti, ombrelloni, tessuti, candele, gusto, calore, colore, odore, fondendosi insieme con equilibrio e dinamismo producono effetti scenografici perfetti e particolari semplici ed eleganti, glam e chic, all’insegna del filo conduttore della serata.

In questo caso la consulenza della Wedding Planner è FONDAMENTALE, prima di tutto per la scelta del giusto scenografo e per poi decidere insieme la scelta degli allestimenti in base al tema ed ai colori scelti per l’intero evento… E’ la parte più creativa, dove si misura la vera bravura e professionalità della WP…

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Come scegliere la giusta Wedding Planner???

È sempre più in ascesa il mestiere della Wedding Planner che  si incarica di organizzare il matrimonio e di seguire passo passo la coppia, oggi sempre più impegnata ma attenta ai dettagli. Questo ha lasciato emergere questa figura che, in brevissimo tempo, è diventata quasi il must di chi vuole organizzare il proprio ricevimento di matrimonio in maniera accurata, ma anche più serena.

La Wedding Planner infatti non solo si preoccupa di organizzare i vari aspetti della cerimonia, ma segue dall´inizio alla fine la coppia.
Vista la mia recente esperienza (…proprio sulla mia pelle!) mi sono fatta questa domanda:

“In base a cosa una coppia di futuri sposi deve scegliere la Wedding Planner?” 

Per non essere “troppo” di parte ho fatto un giro su internet e tutti dicono più o meno le stesse cose… Ho fatto un sunto tra i vari siti e blog e devo dire che è venuto fuori un buon metodo per trovare “quella giusta”
Come scegliere una wedding planner rispetto ad  un’altra? Come  assicurarsi della professionalità di colei che contattate?
Nel variegato mondo dell’offerta di oggi quali possono essere le strategie per fare la scelta giusta?

Ci sono dei requisiti “strutturali” da cui non si può prescinderee sono:
 1. Deve avere una partita iva o comunque una posizione professionale definita, che le permetta di emettere regolare fattura e/o ricevuta, non deve essere una persona che lo fa per hobby, se lo fa per hobby non vi deve chiedere un euro, è un passatempo! (…in questo caso occhio alle percentuali!!!)
2. Si fa pagare (poco o tanto)! Sempre per la questione che non lo fa per hobby. Meglio se è chiaro fin da subito su come e quanto deve essere pagato.
3. Ha un sito web, una mail dedicata, un recapito certo. Anche se la professione non necessita di un luogo fisico come un ufficio o un negozio, si basa in buona parte sul luogo virtuale che è il sito. (…attenti ai Blog che si spacciano per siti!!)
4. Nel materiale pubblicitario utilizza principalmente foto di eventi realizzati personalmente. Assolutamente non utilizza immagini di altri WP e possibilmente non utilizza immagini del web (a meno che non sia veramente agli inizi inizi…)
5. Ha già esperienza (valutate voi di quanta esperienza avete bisogno per sentirvi “sicuri”)
6. Dà la possibilità di chiedere referenze a clienti e fornitori.
7. Arriva il momento in cui vi fa firmare un contratto, una lettera d’incarico, un accordo… qualcosa! (ecco qua che torna “l’assumere”) . Questo dimostra professionalità e tutela sia la WP che voi!
8. Ha un team di lavoro (piccolo o grande) che la supporta nell’organizzazione.
9. Non fa tutto in prima persona, ma ha fornitori professionisti per ogni esigenza e richiesta.
Ci sono poi dei requisiti “emotivi” e che dipendono dal feeling che si instaura, ma che generalmente sono:
1. Ha un’immagine che vi piace, vi trasmette affidabilità, serietà, precisione e probabilmente non è né troppo vistosa né troppo anonima – questo significa che non si sostituirà a voi nelle scelte e non vorrà essere al centro dell’attenzione.
2. Le foto dei lavori che vi mostra vi piacciono, ma per il vostro progetto ha comunque in mente qualcosa di diverso – questo denota originalità e che non lavora “in serie”.
3. Fa proposte oggettivamente nuove (cita oggetti e soluzioni viste all’ultima fiera “XY”, oppure sulla tale rivista estera) – sinonimo di un costante aggiornamento rispetto alla materia
4. Può mostrarvi suoi lavori realizzati molto diversi fra loro –ciò significa che ha elasticità e che non impone i propri gusti! Si affida ad allestitori e fioristi diversi e non ha ESCLUSIVA con nessuno!!!
5. È disponibile come orari – è indispensabile in questa professione!
6. Ha pazienza e non si innervosisce se cambiate idea sulla bomboniera 100 volte – è indispensabile in questa professione!
7. Ha capacità di “visione”, nel senso che riesce ad immaginare come può venire un progetto, come può trasformarsi un semplice giardino e ha la capacità di farlo capire anche a voi.
8. Vi ascolta e accoglie ogni vostra richiesta. Poi la valuta insieme a voi per verificare se è fattibile e praticabile!
Altro punto FONDAMENTALE… La Wedding Planner fa la Wedding Planner, non l’allestitrice  o la fiorista che  fa anche la WP o quella delle bomboniere che se vuoi ti organizza anche tutto il resto o il catering che oltre a far da mangiare ti gestisce tutto. È come se l’ ingegnere, già che c’è, facesse anche l’architetto! Sono entrambi due professionisti, ma in due ambiti diversi! La VERA Wedding Planner crea il progetto insieme agli sposi, lo supervisiona il giorno delle nozze , coordina i fornitori e fa si che tutto vada come studiato per mesi e mesi.

Rimane poi quella che viene definita “simpatia a pelle” che potrete giudicare solo voi quando vi incontrerete. Diciamo che caratterialmente è meglio se è una persona serena e che trasmette serenità (ci siete già voi di agitati, non vi serve una persona che amplifica le vostre ansie), sorridente (ha comunque a che fare con tante persone e per la realizzazione di momenti piacevoli, quindi ci si aspetta che sia una persona piacevole e non una musona!), organizzata e sintetica (riesce a tirare le fila e arrivare ad una conclusione senza perdersi in mille particolari),  abbastanza ironica, (capisce l’importanza dell’evento, ma sa riportarvi alla realtà e a ridimensionare i problemi), adulta non per l’età ma per attitudine (sa prendersi le proprie responsabilità, fronteggiare le crisi e rapportarsi con i professionisti del settore), diplomatica (non crea attriti, anzi li evita e li gestisce!).

Mettersi nelle mani di una persona che risponda a questi requisiti, vi garantirà di passare i momenti dei preparativi per il matrimonio in modo veramente sereno, divertente e indimenticabile!

Leggi anche l’articolo Wedding Day Coordinator http://www.melaniamillesi.it/wedding-day-coordinator/

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